INTERVISTA A GLAUCO CUGINI – Un progetto insensato

Intervista a cura di Cindy Fogliani

 

Un progetto insensato

Glauco Cugini è autore della guida d’arrampicata Ticino e Moesano edita dal Club Alpino Svizzero, del libro fotografico Locarno, Onsernone e Centovalli, scalatore sportivo e apritore di vie d’arrampicata anche nella regione toccata dal progettato Parco Nazionale del Locarnese. Originario di Losone, oggi vive con la famiglia a Bellinzona. Si sente toccato dal Parco Nazionale del Locarnese soprattutto in qualità di arrampicatore e come autore.

Lei ha collaborato con il Parco e ne aveva un’opinione favorevole. Cosa l’ha portata a cambiare idea?

La mia posizione riguardo il Parco nazionale si è modificata in due tappe. La prima è stata proprio quando, collaborando come fotografo, ho compreso che il parco non era un progetto volto a favorire la natura ma l’economia (allettata dai milioni stanziati) e mi è parsa una manovra ipocrita. La seconda è stata quando diverse aree di arrampicata, talune anche molto frequentate, sono state inserite nella zona centrale del parco che si auto definisce di nuova generazione. Lo ritengo ingiusto e un controsenso.

Una deroga consente però l’arrampicata anche in questi settori.

È vero, ma si tratta di una deroga molto generica che non entra nel merito, ad esempio, dell’apertura di nuove vie, di lavori di pulizia e di mantenimento degli itinerari e degli accessi esistenti. A queste quote e latitudini spesso capita di dover tenere a bada l’avanzare della vegetazione. Sarà possibile in zona centrale? Alcuni itinerari di accesso e discesa, inoltre, sono ben definiti sulle mappe del parco ma in realtà, sul terreno, non vi è una traccia segnalata. Sarà possibile attenersi scrupolosamente ad essi, come richiede il regolamento del parco? E si potranno se necessario modificare?

Solitamente, in mancanza di disposizioni legali, vige la libertà d’azione.

Di questo non sono convinto. Credo che tutto dipenderà da come i gestori del parco vorranno interpretare la deroga. Oggi la popolazione può ancora dire la sua ma poi, per almeno dieci anni, sarà l’Ente parco a decidere. Immaginiamo, ad esempio, che un qualche uccello nidifichi in parete è facile che, trovandosi in zona centrale, se ne predisponga la chiusura immediata.

Non può valere la pena sacrificare qualche via di arrampicata in cambio di un parco nazionale suscettibile di dare slancio economico alla regione?

Quello che lei definisce “qualche via” è in realtà il frutto di molta passione, lavoro e denaro. Partendo dal presupposto che il progetto è volto a creare turismo e indotto economico mi pare un’assurdità limitare un’attività che da decenni è radicata nel territorio e attira in zona numerosi appassionati. Sono un estimatore di parchi nazionali, ho arrampicato con grande soddisfazione in numerosi parchi e riserve in Europa, Africa, Stati Uniti e Australia dove non vigono tutte le restrizioni alla libertà di movimento che regolano il parco in progetto nel Locarnese. In questo progetto si parla di parco di nuova generazione ma il regolamento delle zone centrali non si scosta molto da quello del Parco nazionale Svizzero, che ora chiamano riserva.

Se togliessimo i settori d’arrampicata dalla zona centrale sarebbe più magnanimo verso il progetto?

In questo progetto la zona centrale è critica in due sensi. Il primo è che limita la libertà di movimento non per fini di protezione della natura, che nella regione sta già oggi molto bene, ma per favorire una ristretta e selezionata parte dell’economia del fondovalle. Una specie di tributo che bisogna pagare seppur appaia come una contraddizione. Da una parte, infatti, si vuole aumentare il numero di visitatori, dall’altra si limitano attività di richiamo turistico. Il secondo è che la regione è piccola e fortemente antropizzata, lo si vede bene guardando le mappe del parco che la zona centrale è scomoda per tutti; che non si sa dove piazzarla. È per questo che include zone di arrampicata, che non hanno avuto un forte gruppo di interesse a loro difesa, ed è completamente frammentata. Il caso di Arcegno, sito di arrampicata molto apprezzato anche dai confederati è emblematico: la zona centrale si trova di fianco alla strada e include un’area molto frequentata da arrampicatori, ciclisti, famiglie, in cui si usa fare pic-nic, raccogliere castagne e lasciare scorrazzare il cane. Per rispondere alla domanda: sarei più magnanimo se non ci fosse una zona centrale. Per me è chiaro che gli intenti del progetto e la tipologia di territorio si accordano con un parco regionale e non un parco nazionale così come è concepito in Svizzera; inoltre sono convinto che queste regioni andranno avanti benissimo, come fatto sino ad ora, anche senza un sedicente Parco Nazionale.

 

Migliaia di franchi spesi per un video in stile Mulino Bianco, per poi sbagliare lo stemma comunale di Onsernone… riflette l’accuratezza del progetto ed il modo in cui sono stati spesi i soldi del contribuente…🍪

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