Discorso del presidente DVM

Riceviamo e pubblichiamo integralmente quanto segue:

 

Relazione del comitato Società Cacciatori “La Diana Vallemaggia”

La prima corrispondenza che ho ricevuto in qualità di presidente è pervenuta proprio dal “candidato parco nazionale del locarnese”. Un tema che come comitato ci ha occupato e che ci occupa ancora, per cui permettetemi di soffermarmi un po’ su questo. Come distretto di Vallemaggia ci siamo confrontati molti anni fa con questo controverso progetto. Grazie all’impegno di chi ha approfondito il tema e ha visto lungo siamo riusciti ad evitare di trovarci dentro fino al collo in qualcosa che ancora oggi si prende fin troppo alla leggera. Questo sarebbe nuovo modello di gestione del territorio e passaggio di poteri che altro non farebbe che dare nuova linfa a gruppi di protezionismo scriteriato e calpestare libertà individuali, tradizioni e quel che resta della nostra cultura contadina e venatoria che ancora oggi caratterizza la nostra comunità. Oggi, nonostante 10 anni fa, in maniera democratica, si decise di non aderire al progetto di Parco Nazionale del Locarnese, ce ne troviamo ancora confrontati nostro malgrado. È infatti emerso nella fase di consultazione del Piano direttore Cantonale affiancato al Piano di Gestione del Parco, che vi è l’intenzione dichiarata di voler riassorbire il territorio della valle Rovana e quindi ricongiungere Bosco Gurin all’attuale territorio. Tutto questo strategicamente è stato ovviamente ponderato in concomitanza alla fusione con il comune di Cevio, che se fosse il caso, per quantità di voti a disposizione potrebbe prevalere sul giudizio dei paesi della valle e quindi cancellare con un colpo di spugna le volontà di sovranità e indipendenza già espressa in materia di gestione del proprio territorio di questi comuni, se questa è democrazia, cari soci, ne prendo atto con una certa preoccupazione. Se le fusioni vogliono dire anche questo è davvero necessario aggiustare la mira e creare delle norme che vadano a salvaguardia delle volontà locali . Come dicevo oggi l’unico comune del distretto che ha aderito al progetto Parco è quello di Bosco Gurin, per il resto si è assistito ad un progressivo abbandono della nave, dapprima in alta valle ma poi anche in basso, quando in estremis vi è stato il disperato tentativo di inglobare Maggia Avegno e Gordevio. Anche questi ultimi, grazie sempre alla solerzia e volontà di persone che hanno messo del loro tempo per vederci chiaro, hanno gentilmente declinato l’offerta. Ovviamente un plauso va anche alle persone che in questo periodo hanno seduto nei vari Municipi e Consigli comunali, i quali hanno voluto consultare tutte le cerchie coinvolte sul territorio, per poter decidere con cognizione di causa. Avessero fatto così anche tanti comuni al di fuori del nostro distretto forse oggi non ci troveremo più a parlar di Parco Nazionale.

Ultimatamente sento che tra i fautori si vada in giro a dire che se si vota No al progetto Parco si fa la fine della Vallemaggia dove non si è fatto più nulla, il parco regionale è caduto nel dimenticatoio… questi signori fanno finta però di non vedere tutti gli investimenti che son stati fatti o che sono in progetto e nemmeno sono coscienti dei mezzi oggi a disposizione per il finanziamento di progetti promossi da associazioni ben più prossime alle nostre comunità rispetto ad un parco a modello europeo. Pensare che sia il parco stesso a finanziare i progetti di natura conservativa dei nostri comprensori è una vera e propria eresia! Il denaro è pubblico, il parco non fa altro che trattenere una fetta abbondante dei contributi a favore di tutti i propri mandati e mandatini di studio, di certo questa non è la prova di un sistema dinamico ed efficiente di ridistribuzione dei beni comuni! Nessuno sembra ricordare che nel 2016 il Gran Consiglio ticinese ha concesso un credito di 360’000.- fr. per la gestione dell’attività della Fondazione Valle Bavona per il periodo che va dal 2016 al 2019 e che si affianca ad altri contributi della Confederazione e ulteriori enti per molte opere infrastrutturali, recupero e sistemazioni ambientali, riattazioni di sentieri, per la gestione agricola, eccetera. Contributi che in totale raggiungono la considerevole cifra di circa 2,5 milioni di franchi, e che non saranno spesi in costi amministrativi. Ancor più importante è sottolineare come finanziamenti siano stati ottenuti senza dover subire le restrizioni e la sorveglianza di un Parco Nazionale e senza dover fare concessioni per zone centrali o altre diavolerie del genere. Ricordiamo inoltre altri progetti come la valorizzazione delle faggete di Lodano, le selve castanili, il recupero di Boschetto, in progetto vi è un ampio recupero anche ad Aurigeno, a Someo è pianificato il parco forestale, progetti in Lavizzara, la Val Bavona con ancora l` alpe  Cranzünasc, fresco di recupero commissionato dalla Fondazione Valle Bavona, dove la Diana Vallemaggia si è messa a disposizione per il mantenimento ogni 3 anni con la giornata habitat delle zone sensibili per il fagiano di monte, e potrei ancora andar avanti. A proposito del progetto in Cranzünasc  a consuntivo sono stati spesi quasi 53000 franchi, il 36% in meno del preventivo e cito direttamente dalla relazione finale del progetto,  parte costi e conclusioni: “il risparmio è dovuto al fatto che i lavori sono stati eseguiti a regia e gli operai hanno lavorato in modo veloce e a regola d` arte; un ringraziamento alle maestranze dell` Azienda forestale di Avegno che hanno operato con passione e professionalità” Un bell`esempio quindi di come lavorare senza sprecare i soldi dei contribuenti! Complimenti a tutti!

Noi come Vallemaggia siamo quindi proprio un esempio in positivo, di chi ha saputo rinunciare ad un Parco con tutte le restrizioni e imposizioni che esso comporta e ha saputo attraverso l` intraprendenza di Patriziati, vari enti e associazioni trovare i soldi da utilizzare al 100% per i propri progetti sul territorio e per la gente,  senza amministrazioni onerose e di dubbia efficienza. A titolo di esempio e visto che il tema è proprio questo i tanto decantati 5.2 mio annuali che dovrebbero arrivare una volta istituito il parco se si va a spulciare le cifre si evince in maniera abbastanza netta come la sola amministrazione del Parco consumi almeno 3 milioni lasciando meno della metà iniziale a favore di quello che davvero si ha bisogno, rilancio e valorizzazione con attività umane davvero sostenibili e a favore del nostro magnifico territorio. Quindi se il parco è un affare da non perdere, francamente ritengo che aver passato la mano ha fatto perdere solo chi il parco lo promuove.

Come Diana Vallemaggia, assieme al Distretto di Locarno, le società Diana delle Valli e Verbano abbiamo spedito a tutti i comuni coinvolti con il progetto ed enti cantonali le nostre osservazioni sulla bozza del progetto Parco. Il tenore e contenuto della nostra missiva è stato a mio parere molto valido anche perché non frutto di semplici impressioni personali ma bensì basata su approfondimenti e testi resi disponibili dall’associazione che si batte per una corretta informazione, No al parco nazionale del Locarnese, nella quale possiamo annoverare la presenza del Dot. Rusconi, non proprio l’ultimo arrivato in materia scientifica nonché grande conoscitore dei nostri comprensori. Le motivazioni di contrarietà a questo progetto, sebbene siamo amanti dell’arte venatoria, non ne sono direttamente correlati. Si sa però che quando si parla di ambiente volenti o nolenti ci sentiamo chiamati in causa perché il benessere di quest’ultimo è un chiaro indicatore delle possibilità che ci vengono di anno in anno concesse e quindi permettono di andare a caccia in maniera equilibrata e proficua. Basti pesare all’avanzamento del bosco ed agli effetti climatici che stanno caratterizzando alcune importanti statistiche degli ultimi anni per capire che lasciare la natura ad un inselvatichimento totale non è la soluzione giusta. È dimostrato che una sana attività umana è la base per la proliferazione di selvaggina minuta e non solo che nei nostri alpeggi negli anni ha proliferato e che oggi progressivamente all’abbandono degli stessi è regredita. Per citare alcuni aspetti cruciali ma assolutamente sottovalutati nel progetto:

  • Le specie problematiche sono valutate assieme al loro impatto sulla flora in maniera del tutto sommaria. Si parla di cinghiale e si tralascia con una certa negligenza il cervo. A pensar bene si può dedurre sia una dimenticanza, visti però i soldi spesi, il tempo impiegato e il tenore delle campagne pubblicitarie per esporre la documentazione ci sorge il sospetto che non sia stato un errore involontario ma che sia piuttosto avvenuto per non urtare la sensibilità di chi vede il cervo come nelle fiabe.
  • I grandi predatori, sapete quante volte c’è scritta la parola Lupo nella bozza di progetto? Una volta e lo si cita in ambito di educazione ambientale, non proprio il tema più urgente nel caso in cui questo predatore si affacci in modo consistente nelle nostre valli. Anche in questo caso abbiamo appurato con un certo stupore che parte del progetto è cofinanziato da associazioni come il KORA che si occupa attivamente del ritorno dei grandi predatori con progetti più o meno ufficiali. Nel vicino parco della Val Grande (tra l’altro è notizia recente che potrebbe essere parte del nostro parco) si aderisce a progetto quali Wolfalps e Life Ursus, i risultati di queste scelte sono catastrofici e si manifestano già oggi in regioni come il Trentino Alto Adige che non sanno più come tirarsene fuori perché la situazione è ormai fuori controllo. Immaginatevi cosa significherebbe dover chiedere di regolare esemplari problematici in Ticino, dove siamo confrontati e ormai circondati da branchi di lupi, che ne stanno aumentando annualmente la popolazione, un branco in Morobbia, uno in Calanda ed in Vallese son stati censiti almeno 7 lupi , di cui una femmina, per cui presto cominceranno anche li le cucciolate; la situazione si prospetta di difficile controllo nei prossimi anni.

Chi è a favore del parco spesso porta l` esempio dello Yellowstone, dove il ritorno dei lupi ha fatto diminuire i cervi e ripristinato una forte biodiversità, con lo sviluppo del sottobosco e nuove piante che prima venivano rase al suolo da un eccesso brucamento dei cervi, tutto vero, peccato però che qui da noi le valli sono ancora popolate e sul territorio ci sono ancora forti tradizioni agricole che si ritroverebbero davvero in seria difficoltà se confrontate alle problematiche di un parco nazionale. Dobbiamo difendere a tutti i costi quello che resta della nostra tradizione e non possiamo permettere a nessuno di venire ad imporre ad attività che ancora possono fiorire uno standard tradizionale facendoci ritornare indietro nel tempo. Non fraintendete, non è che il passato sia da rinnegare, ma se vogliamo mantenerci competitivi su un marcato in continua espansione e mantenere i nostri prodotti locali non è pensabile obbligare chi lavora ancora con passione e sacrifico, a convertirsi ad una pura attività sussidiaria. Abbiamo il bisogno e la necessità politica di dare una svolta ma questa di certo non deve portare nella direzione di un progetto come il parco, non sarebbe un inizio ma inesorabilmente la FINE per la nostra tradizione e cultura, sbattendo la porta alle reali opportunità che il futuro ci riserva. Io stesso sono un fautore, sebbene amatoriale, di una vita dedita alla produzione e sostenibilità, credo che poco a poco anche le nostre comunità si stiano sensibilizzando a prodotti locali e genuini, se un’alpe ancora c’è questo andrà ingrandito e non limitato, e se ci sono alpi abbandonati questi vanno piuttosto recuperati  e non dimenticati!

Per terminare riprendo lo slogan dei fautori del parco: un parco venuto dal basso!

NON è un parco venuto dal basso se non ha coinvolto i consigli comunali e le assemblee patriziali

NON viene dal basso se chi lo promuove nemmeno sta di casa nel territorio del progetto

NON è venuto dal basso se sono stati coinvolti volutamente solo determinati attori municipali e presidenze di patriziato, ovviamente devono aver imparato la lezione dalla Vallemaggia 10 anni fa.

NON è venuto dal basso se per convincere delle comunità diventa merce di scambio in merito alle difficili situazioni finanziarie di un patriziato con il cantone

NON viene dal basso se la confederazione ne ha bisogno per sopperire ad accordi europei in merito a politiche energetiche

NON viene dal basso se si modifica l’ordinanza federale per poter fare un parco transfrontaliero a causa del territorio mancante su suolo nazionale. Ricordiamoci bene come determinate cose vengono amministrate oltre confine

Termino solo dicendo che se l` istituzione di un Parco Nazionale fosse così un affare per le regioni coinvolte, il famoso 1 fr. speso nel Parco genera 6 fr, pensate veramente che gli svizzeri tedeschi, abituati a lasciar solo le briciole al Ticino, si sarebbero lasciati sfuggire tale opportunità ??? addirittura lasciando progettare non uno ma due parchi in Ticino??? Io credo di no, la fregatura l` hanno capita eccome, tant’è che hanno creato diversi parchi regionali, facendo arrivare il 100% dei contributi direttamente alle regioni senza avere vincoli suicidi per il godimento di tutte le cerchie interessate a tali territori.

Il presidente

Aaron Balli

03.03.2018