di Armando Donati – Riflessioni sul progetto di parco nazionale del Locarnese

A scrivere questo pezzo sono sul mio monte, a mille metri di quota. Oggi ho terminato “da mondaa”, con il rastrello e il gerlo.

E` quindi l’ambiente ideale per riflettere sul progetto di parco nazionale del Locarnese.

Da quando è giunto sulle Alpi, l’uomo ha sempre avuto un rapporto dialettico con la natura: in alcuni momenti era la natura che aveva il sopravvento; altre volte “vinceva” l’uomo. Ma in genere nel corso dei secoli non si sono verificati conflitti insanabili. Perciò tutto il nostro territorio è il frutto di questa dinamica. Infatti anche dove oggi sembra che ci sia solo natura, qualche segno umano, se si scruta con attenzione, ricompare. E se la natura non ha sofferto di questa presenza umana è proprio perché intere generazioni di contadini ne hanno avuto cura, rastrellando, falciando o facendo pascolare ogni anno i propri animali.

Così ancora oggi nelle zone alpine del Ticino vi è una buona relazione tra uomo e natura. Gli specialisti dicono che la biodiversità è alta e le cronache ci indicano che i casi di inquinamento avvengono altrove. Da parte mia aggiungo che io, in questo ambiente, mi trovo bene. E come me, penso, molti altri.

Perché allora creare un parco con una “zona centrale”, ampia circa 61 kmq (il 28 % dell’intero territorio) dove vi sarà “garanzia per il libero sviluppo della natura” e dove l’intervento dell’uomo, per principio, sarà da evitare ? Perché spezzare questo stretto rapporto durato secoli tra uomo e natura ?

Da profano, mi chiedo: Nelle “zone centrali”  la natura ne avrà dei vantaggi rispetto a tutte le altre zone montagnose del Ticino ? Ci sarà più biodiversità ?

E l’uomo (…i residenti, i Ticinesi, i turisti) vivrà meglio grazie a queste “zone centrali” ?

Qualche  vantaggio finanziario certo ci sarà per chi abita in quelle regioni. Ma lo si realizza solo per questo il parco ? E` il pegno da offrire pur di avere alcuni aiuti da parte della Confederazione e del Cantone  che, con una migliore ridistribuzione delle ricchezze, ci spetterebbero ugualmente ?

Nelle valli del Locarnese, salvo poche eccezioni, non vi sono componenti naturali eccezionali, ma una ricchezza di elementi antropici realizzati dai nostri antenati anche in luoghi estremi dove  nei secoli passati si erano spinti pur di non morire di fame. Quando penso a certe baite dei nostri alpi che ho visitato oppure alle “gronde” dove ci si riparava quando si saliva a far fieno selvatico o a certe scalinate dove si spingevano su le mucche, mi vien da dire che sono quelli i monumenti della civiltà rurale del passato che dobbiamo salvaguardare quale memoria storica della lotta per la sopravvivenza ed il valore massimo del nostro territorio è la simbiosi tra uomo e natura.

Quelle sono le ricchezze da conservare e da mostrare a chi vuol conoscere il Ticino rurale di un tempo; non la zona centrale del parco inventata da chi non ha studiato la storia delle nostre valli e che non presenta nulla di sostanzialmente diverso rispetto  alle zone periferiche contigue.

Ma anche se la realizzazione del parco nazionale creasse quell’indotto economico per l’Onsernone e le Centovalli che i promotori preannunciano, qualche inconveniente il parco lo creerà. E`raro che un progetto territoriale comporti soltanto vantaggi.

Le notizie che ci giungono dall’Italia e dalla Francia, ad esempio,  testimoniano in modo irrevocabile che l’espansione del lupo è strettamente connessa alla presenza dei parchi con le loro zone centrali dove vige la protezione assoluta di ogni specie animale. Luoghi ideali quindi per la riproduzione e per i primi mesi di vita dei cuccioli che poi, dopo uno o due anni, partono alla ricerca di nuovi territori dove predare e dove metter su famiglia.

Perché in Ticino dovrebbe essere diverso ?

Il lupo  si sta espandendo intensamente nell’Europa centrale essenzialmente per tre motivi: la protezione assoluta di cui gode dal 1979; l’habitat ideale che trova (boschi con scarsa presenza umana) e cibo a sufficienza (animali selvatici e domestici).

Tutte condizioni che il progetto di parco del Locarnese ossequia perfettamente sia nella zona centrale, ma pure nelle altre zone morfologicamente simili.

Condizioni che nel resto del territorio, invece,  potrebbero cambiare. In diversi stati europei le autorità stanno infatti prendendo coscienza che anche il fenomeno lupo non può essere lasciato all’evoluzione naturale come sostengono gli ambientalisti, ma dovrà essere gestito mediante degli abbattimenti mirati. In Francia ogni anno vengono già uccisi legalmente da 30 a 40 lupi. In Italia e in Germania si sta valutando di fissare una quota di abbattimenti anche per conservare al lupo la sua indole di animale selvatico che teme l’uomo.

Anche in Svizzera è in discussione una revisione della Legge federale sulla caccia che prevede un leggero allentamento dell’attuale protezione assoluta di cui il lupo gode su tutto il territorio svizzero.

Ma le stesse associazioni ambientaliste  che sostengono il parco del Locarnese hanno già preannunciato che faranno di tutto affinché ciò non avvenga.

A molti sembra impensabile che il parco del Locarnese possa un giorno diventare un covo di lupi così da mettere in pericolo l’esistenza dell’allevamento tradizionale ovicaprino di tutto il Ticino.

Ma ciò che qui sembra impensabile, altrove già avviene.

Armando Donati.