Cleto Ferrari interroga il Consiglio di Stato

Parco Nazionale del Locarnese: Si chiede chiarezza e trasparenza

Ci troviamo a dover segnalare situazioni che fanno dubitare sulla trasparenza con cui le procedure cantonali e federali siano state eseguite nel progetto di Parco nazionale del locarnese (PNL).
In primis balza allocchio la modifica apportata dall’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) in “Zona Cesarini” allOrdinanza sui parchi nazionali (OPAR) e recentemente avallata dal Consiglio Federale. Questa modifica aggiunge un elemento importante ai requisiti per le zone centrali che prevedono una superficie di almeno 75 km da aumentarsi a 82 in caso di loro frazionamento. Nello specifico, la modifica aggiunge allarticolo 16 un paragrafo 3bis (nuovo) del seguente tenore: 3bis Al massimo la metà della zona centrale può essere situata nel territorio limitrofo di un altro Stato, purché siano soddisfatti i requisiti di cui ai capoversi 2 e 3.).
Questa modifica permette al progetto PNL di avvicinarsi ai requisiti fondamentali che altrimenti non verrebbero raggiunti dai 61 km2 di zone centrali. Infatti, la contabilizzazione della zona protetta equivalente transfrontaliera (zona dei Bagni di Craveggia) permetterebbe di aggiungere 15 km2, avvicinandosi alla soglia degli 82.5 km2. Questa manovra è però altamente sospetta, essendo stata palesemente costruita su misura per salvare il progetto PNL dallo stato di non idoneità.

Diventa ancor più sospetta se si considera che questa condizione va molto oltre quanto contenuto nella legge di riferimento (Legge federale sulla protezione della natura), che non contempla in nessun articolo la possibilità di estensioni trans-frontaliere per i parchi nazionali.
In tale contesto, la goccia che però ha fatto traboccare il vaso della mancata trasparenza è la notizia di un incontro previsto per il 26 marzo, e che doveva rimanere segreto, fra le autorità svizzere, ticinesi e italiane per firmare laccordo trans-frontaliero sul Parco nazionale del locarnese. Poche ore dopo averne ricevuto notizia, si apprese però che il suddetto incontro era stato sorprendentemente annullato e spostato a data da definire.

Il lungo iter legato alla creazione del parco permette di evidenziare le contraddizioni esistenti tra le varie prese di posizione del Consiglio di Stato. Nella presa di posizione ufficiale del Cantone Ticino del 16.05.2007 sullOPAR, lo stesso si dichiarava preoccupato per le condizioni imposte dallOrdinanza. Citiamo dal testo un passaggio emblematico: “Sono in particolare le disposizioni previste dagli art. 17 (zona centrale) e 18 (zona periferica) del progetto di Ordinanza a determinare la posizione fermamente critica del Consiglio di Stato. In buona sostanza si ritiene che i temi della gestione venatoria e ittica, dell’agricoltura, dell’uso degli edifici rurali e della sovranità cantonale in materia di acque pubbliche non possono essere coerentemente affrontati sulla base di drastici divieti.”

Le proposte di modifica del Consiglio di Stato furono in maggior parte ignorate nella redazione del testo definitivo dellOPAR. Ciononostante il governo ha poi continuato a sostenere con forza gli allora due progetti di Parco nazionale (Adula e Locarnese). È interessante notare come, nella medesima consultazione, ProNatura considerasse invece troppo permissive le regole per le zone centrali proposte nellOrdinanza. Rimane da chiedersi come mai, il Cantone abbia in seguito cavalcato a spron battuto il progetto PNL, dimenticandosi delle proprie opinioni critiche precedenti.
Un quarto aspetto che crea diffidenza è la famosa “Convenzione delle Alpi” (http://www.alpconv.org/it/convention/default.html). Una serie di protocolli altamente impegnativi, siglata il 7 novembre 1991 a Salisburgo dal rappresentante del Dipartimento federale competente, ma mai ratificata dalle Camere federali. Irrita è la costatazione che lUfficio federale dellambiente (UFAM) procede come se tale Convenzione (che è la base per lo sviluppo delle zone di alta protezione della natura) fosse pienamente in vigore anche per la Confederazione mentre in realtà non lo è. Alla Convenzione delle Alpi si aggiungono gli Accordi di Parigi che sono stati implementati attraverso l’ordinanza 641-711 sulle emissioni di CO2. Da questi documenti si evince come le foreste nelle zone tutelate da parchi nazionali si potrebbero certificare come “carbon credits” che potrebbero essere messi sul mercato internazionale a disposizione di aziende che necessitano di pareggiare le proprie emissioni di gas-serra. Sembra un’operazione lodevole, ma è solamente un alibi commerciale, in quanto le nostre foreste non sono a rischio, anzi sono in espansione e non necessitano di un parco per essere tutelate. Le nostre terre diventerebbero merce di scambio per operazioni lucrative della Confederazione. Per contro la popolazione e la regione si vedrebbero decurtare della libera fruizione del territorio a favore di una certificazione meglio nota come forest management atta alla trasformazione della messa a dimora (teorica) di alberi in crediti che poi vengono messi allasta a prezzi variabili per equivalente di tonnellata di CO2.

Esaminando poi il Piano di Utilizzo Cantonale (PUC), che fungerebbe da strumento di diritto superiore in caso di accettazione del progetto PNL, si constata che i testi rilevanti sono stati redatti a quattro mani: dalla Sezione dello Sviluppo Territoriale e dalla ditta che incassa il mandato di studio del PNL. Questa ditta lavora intensamente da più 10 anni per il progetto PNL e otterrebbe ulteriori evidenti benefici se si concretizzasse il PNL, potendo mirare all’assegnazione di ulteriori mandati di monitoraggio e consulenza. Esaminando i testi del PUC si costata come interi passaggi siano stati ricopiati “tali e quali” (incluso qualche errore di punteggiatura) dal Piano di gestione del PNL le cui parti tecniche sono state evidentemente redatte a cura della medesima ditta. La partecipazione all’allestimento del PUC di una ditta privata che potrebbe trarre ulteriori benefici dal PNL rappresenta un conflitto di interesse o un’ingerenza di interessi privati nellente pubblico.
Per dovere dinformazione va segnalato come l’Associazione che raggruppa gli oppositori al progetto PNL abbia dovuto richiedere con insistenza diversi documenti che avrebbero dovuto essere automaticamente resi pubblici per meglio capire le implicazioni di questo progetto. Fra questi menzioniamo:

a) Una copia del preavviso di approvazione da parte dell’UFAM della bozza di Carta del parco che è messa in votazione;
b) I consuntivi dettagliati dell’ente autonomo che ha gestito il progetto PNL nell’ultimo decennio;
c) La posizione del Governo sulla domanda posta in merito a una possibile requisizione forzata dei territori di proprietà dei patrizi anche per quei patriziati che si sono dichiarati contrari all’adesione al progetto PNL (vedi patriziato di Brissago);
d) Una copia dell’accordo transfrontaliero che avrebbe dovuto essere firmato nella famosa riunione segreta dello scorso 26 marzo.
Lodevole Consiglio di Stato, un progetto che dura da quasi un ventennio e che ha beneficiato di importanti finanziamenti pubblici va reso trasparente agli occhi di chi lo dovrà valutare e votare, considerate anche le importanti limitazioni che comporterà. Gli aspetti sollevati con questo atto parlamentare toccano capitoli piuttosto sfocati, contraddittori se non bui delliter del progetto PNL. A questo proposito, allo scopo di fare chiarezza vi sottopongo le seguenti domande:

1. Come si giustifica il cambio radicale di posizione del Consiglio di Stato rispetto alla posizione critica del 2007, non assecondata dalla redazione finale dell’OPAR? Vi è stata una specie di rassegnazione o sono subentrate ragioni di ordine superiore?
2. Dobbiamo considerare i territori destinati al PNL merce di scambio per assecondare gli impegni di accordi internazionali? Il Consiglio di Stato trova corretto che l’UFAM proceda come se la Convenzione delle Alpi fosse ratificata dalle Camere Federali mentre non lo è?
3. Vista la palese esitazione ad esibire il documento di approvazione federale della Carta del Parco è legittimo chiedersi se L’UFAM non abbia ancora redatto l’approvazione definitiva. Si attende forse l’esito della votazione per formulare un’approvazione che conterrà inevitabilmente riserve, condizioni e raccomandazioni che magari risulterebbero scomode ai molti cittadini che, ignari di queste manovre potrebbero aderire in totale buona fede?
4. Il Consiglio di Stato ritiene corretto che la redazione di un documento altamente vincolante e di ordine superiore come il PUC sia stata in parte assegnata a una ditta privata interessata ad accaparrarsi ulteriori mandati?
5. Come valuta il Cantone la situazione, le conseguenze in caso di approvazione dell’adesione da parte del Comune di Brissago al PNL, tenuto conto che il patriziato (che detiene più del 95% del territorio) si è espresso negativamente in assemblea?
6. È previsto un quorum di approvazione nella votazione del 10 giugno che giustificherebbe un’eventuale applicazione del diritto superiore (quindi di un’adesione coatta al progetto PNL) nei confronti dei Comuni in cui il voto desse un riscontro negativo?
7. Perché così tanta riluttanza ad esibire una copia del testo dell’accordo transfrontaliero sul PNL? Perché l’incontro del 26 marzo per la firma di quell’accordo avrebbe dovuto rimanere segreto? Cosa c’è da nascondere o da mantenere tanto confidenziale in quell’accordo? Si chiede pertanto che questo fondamentale documento legato al PNL, da siglare in zona cesarini (se non oltre) venga reso pubblico al più presto, prima della votazione.
8. Perché non vengono trasmessi sollecitamente i consuntivi dettagliati del PNL?
9. Dopo parecchie richieste si è potuto apprendere che il progetto PNL è stato gestito dall’Ente autonomo “Progetto PNL” appositamente creato dall’ERS-LV. Visto che questo Ente autonomo ha fruito di importanti finanziamenti pubblici, è naturale chiedersi: A quali modalità di revisione e di rendicontazione sottostanno i conti del Progetto PNL? Il Cantone ha verificato se l’Ente “Progetto PNL” abbia correttamente applicato la legge sulla trasparenza e la legge sulle commesse pubbliche?
10. Dalle informazioni finora raccolte si apprende che il Consiglio di Stato intenderebbe versare i contributi ricorrenti al PNL attraverso un credito nel gruppo 52 (investimenti). Ritiene il Consiglio di Stato che questa sarebbe un’operazione giustificabile per tali crediti ricorrenti? Non dovrebbero essere registrate come uscite della gestione corrente? Non si ritiene sia più corretto stabilire un sistema di Messaggi di approvazione a cadenza pluriennale, con tanto di resoconti dettagliati da sottoporre al Gran Consiglio?

Cleto Ferrari