PARCO E LUPO

Il 3 gennaio è apparso su La Regione l’articolo che riporta l’essenza della risposta all’interrogazione fatta da Galusero qualche tempo fa.

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Il fatto che su questa pagina trattiamo pure il tema della reintroduzione di questo predatore è dovuto alla correlazione dell’azione dissuasiva che la creazione del parco vuole effettuare in merito alla presenza umana in natura alle nostre latitudini.

Sia ben chiaro che noi non abbiamo nulla contro questo splendido animale, tuttavia non possiamo esimerci dal constatare l’arroganza con cui gli enti promotori di una natura selvaggia ne perpetuino il suo reinserimento.

L’esempio calza a pennello pure per quelle che diverranno tutte attività sussidiarie e da museo, quali l’attività alpestre tradizionale. È chiaro e limpido che chi oggi con fatica e tenacia ancora promuove un’attività di pastorizia, sarà scoraggiato a farlo con l’avvento del parco, la scelta sarà quella di mollare oppure trasferirsi altrove. Finché un altrove esisterà…
Per non parlare dei soldi pubblici impiegati per dar vita a questi capricci!

Con la scusa di proteggere la natura, si da ossigeno ad associazioni estremiste che non sono nemmeno in grado di creare un modello di protezione applicabile alle nostre zone montane antropizzate. Fino a quando la protezione della natura sarà correlata alla repressione umana, non saremo mai in grado di applicare una sensata e proficua politica ecologica e collaborativa, economicamente sostenibile!

Dire si all’attuale politica dei parchi significa permettere di istituzionalizzare la natura a favore di un monopolio d’utilizzo scientifico, di certo non costruttivo e valorizzante come si vuole far credere !

NO AL PARCO E SI ALLA NATURA