Il disegno più ampio

Il PNL altro non è altro che una merce di scambio, la Confederazione si trova a dover incrementare per impegni internazionali presi, le superfici poste sotto protezione (di vari livelli). Oggi la Svizzera conta il 12.5% di superfici protette, il che rientrava pienamente nell’obiettivo mondiale che nel 2004 fu fissato con termine per il 2010, che era posto al 10% a livello internazionale (COP7 CBD 2004, Convention Biological Diversity).

Ora con gli accordi di Aichi (Aichi Target 11) si vuole raggiungere entro il 2020 il 17% di superfici protette. La Svizzera ha inoltre firmato (senza però farla ratificare dal Parlamento nazionale) la Convenzione delle Alpi, ma si è rifiutata nel 2010 di accettare il protocollo Natura, che avrebbe limitato ulteriormente la competitività e lo sviluppo delle regioni periferiche alpine. Parallelamente però, pare proprio che il Dipartimento federale preposto stia preparando il terreno per una futura accettazione dell’accordo, specie per quanto concerne le zone protette transfrontaliere, la promozione di nuovi parchi nazionali e le zone di tranquillità affinché, citiamo:

in queste zone sia assicurata la quiete necessaria all’indisturbato svolgimento dei processi ecologici tipici delle specie, e si riduca o si vieti ogni forma di uso non compatibile con i processi ecologici in tali zone.

Accanto a questa politica, Pro Natura intende perseguire secondo i suoi accordi programmatici l’istituzione 3300 km2, ossia 8% della superficie nazionale di zone protette, di cui 2000 km2 costituite da zone ad alta protezione come le Zone centrali dei parchi nazionali. Una superficie pari all’intero Canton Ticino!

È altresì chiaro che il benestare di tutte le associazioni ambientaliste che si erano espresse negativamente per le deroghe concesse per il Parc Adula, hanno capito che dovranno pazientemente aspettare l’istituzione del Parco locarnese (essendo questo l’ultimo progetto attualmente in studio) prima di avanzare pretese e ulteriori restrizioni. Questo tacito assenso provvisorio è pensato per evitare di compromettere la nascita del PNL stesso.

Una futura espansione è già certa e sostenuta da documentazione inoppugnabile. L’arco alpino sarà raggiunto dalla connessione alla Valle Bedretto per creare una congiunzione con il progetto Gottardo 2020 di sviluppo regionale. Verso ovest il PNL si espanderà per lambire il Parco Nazionale della Valgrande, il quale a suo volta fagociterà le aree protette dell’Ossola e arriverà a collegarsi al Parco regionale della Binntal, in Vallese. Si formerà così la più grande e congiunta area protetta alpina centrale compresa nel triangolo appena citato.

Il Progetto di parco nazionale del locarnese non è altro che un tentacolo di una pericolosa e scriteriata politica ambientalista europea. Mascherato da vettore turistico e moltiplicatore di investimenti, non è altro che un anello di giunzione per la conquista dell’arco alpino europeo da parte di gruppi fondamentalisti radicati nei vari governi che si sono prefissati lo scopo di allontanare l’uomo dalla natura a favore di un processo di “rewilding” nel quale l’uomo non trova spazio. Le prove di questo fatto sono sotto gli occhi di tutti e documentate proprio all’interno di questo nostro sito. Le pressioni crescenti più o meno pubbliche da parte di organizzazioni come ad esempio l’OCSE che recentemente ha pubblicato lo studio sulle “performance” elvetiche, conclusioni riprese anche in un articolo da “La Regione”, nel quale si auspicava un maggior impegno da parte della Svizzera per una concentrazione abitativa urbana a favore di uno stile di vita, a loro dire “eco compatibile”. Queste imposizioni ideologiche non devono essere subite dal nostro magnifico territorio. Abbiamo il dovere morale di smascherare questo tentativo di imposizione venuto dall’alto. Sebbene l’uomo in natura non si sia sempre comportato a dovere, oggigiorno abbiamo un accresciuto senso di responsabilità assieme al quale siamo in grado di vivere in armonia e rispetto della natura arricchendoci l’un l’altro attraverso la cura reciproca.