Perché istituire il Parco?

La risposta è complessa e sicuramente varia a dipendenza degli interessi dei singoli fautori. Possiamo sicuramente citare dapprima un forte interesse personale da parte dei promotori e progettisti che con l’avvento del parco nazionale vincolante si vedranno consegnare 10 anni di gestione del territorio lautamente remunerati. La posizione di un ente come il PNL in seno alla gestione del territorio è dominante sotto tutti gli aspetti, con potenziali pericoli derivati dal clientelismo più o meno marcato al quale già oggi si assiste con una certa omertà. Buona parte dei fautori del progetto nemmeno abita nei comuni interessati. C’è quindi da chiedersi che interesse abbiano in prima persona.

L’ideologico ambientale inoltre è un’altra prospettiva molto ambita. Questo aspetto è condivisibile da parte di tutti gli amanti del nostro territorio e della nostra magnifica natura, ma non possiamo farci vincolare ad una fruizione secondo canoni e principi filoeuropei applicati indiscriminatamente e concepiti non per la nostra nazione. Semmai un parco si dovrebbe fare, questo sarebbe di tipo regionale senza restrizioni di sorta. Semmai si necessiterà di aiuti e valorizzazioni (e ben vengano!) questi dovranno essere volti ad aumentare la presenza sostenibile in natura per permettere un sano ritorno alle origini alle nostre popolazioni, che solo con un grado di accresciuta coscienza potranno affrontare le sfide future poste da inevitabili processi socio culturali.

Il ritorno nelle valli ed il turismo. Non si può aspirare ad un ritorno sostenibile nelle valli se non si gettano le basi per permettere a chi lo vuole di farlo in maniera agevolata. Non si può pretendere da un cittadino medio che per la ristrutturazione di un’unità abitativa in un nucleo, si venga confrontati con regolamenti poco trasparenti e applicati a discrezione. Se si vuole davvero un ritorno nelle valli, non si può pensare di limitare le attività agro-alpestri ai sistemi tradizionali obbligando a divenire sussidiari e succubi di un ente parallelo che gestisce immagine e progettualità. Gli abitanti rurali sono spesso persone che hanno sacrificato molto a favore del loro stile di vita. Come si può pretendere di andare a imporre loro cosa sia e cosa non sia consono secondo i criteri di sviluppo di un parco nazionale? Se davvero si vuole proporre un aiuto al ritorno nelle valli, lo si faccia attraverso incentivi fiscali, lo si faccia migliorando le infrastrutture e le condizioni-quadro di cui i cittadini hanno bisogno per vivere a un livello paragonabile di chi vive al piano o in città. Chiudere negozi, uffici postali, sedi bancarie e tagliare servizi non è di certo una dimostrazione di coerenza. Se il nostro Cantone, che appoggia il progetto, fosse davvero intenzionato ad incentivare questo ritorno perché non si inizia davvero dal basso? Abbiamo bisogno di un parco per tutto ciò? Sinceramente crediamo di no!

L’interesse economico per la gestione del territorio. Un punto forte della campagna parchista sono i famosi 52 mio. che dovrebbero piovere nei prossimi 10 anni. Oltre al fatto che questa cifra è gonfiata da 400’000 chf annuali di IVA, ci rendiamo conto di come andranno spesi questi soldi? Le ricadute sul territorio (8 comuni e 12 patriziati) una volta tolti i costi della gestione improduttiva non saranno più di 1.2 mio annui. Vi sembra una cifra con la quale si possa miracolosamente risollevare l’economia delle nostre valli? Il famoso franco che genera 6 franchi inoltre non potrà mai essere raggiunto anche perché non abbiamo le infrastrutture per trasformare questo potenziale in un indotto tangibile. Questo si aggiunge al fatto che non è possibile un utilizzo fine a sé stesso del PNL come precursore di un’economia fiorente. L’apparato dirigenziale e amministrativo paragonato ad un qualunque altro ente di utilità pubblica certificato ZEWO consuma oltre il doppio dei finanziamenti! Questo non fa che dimostrare come si intendano sprecare i soldi pubblici utilizzati per questo progetto. Più burocrazia a favore di posti di lavoro già assegnati per pochi noti.

L’unica sfida a cui dovranno  rispondere i fautori del progetto, è sicuramente quella di mascherare l’ampio e mero interesse personale a discapito dei veri bisogni delle nostre comunità vallerane rurali.