Constatazione D

Nella propria presa di posizione sull’Ordinanza parchi del 2007 (attualmente in vigore), Pro Natura si dichiarava fermamente contraria a qualsiasi concessione di attività nelle zone centrali (vedi testo). Sempre da un documento programmatico del 2006 apprendiamo che Pro Natura si prefigge di fare pressione per estendere le zone di massima protezione I (attualmente di  289 km2) a circa 3300 km2 (più dell’intero Cantone Ticino!) di cui 2000km2 rappresentati da zone centrali di parchi nazionali (vedi gli accordi programmatici di Pro Natura, in particolare a pagina 15 e 16). Teniamo conto che le zone centrali previste dal PNL non rientrano ancora nella categoria 1 ma sono nella categoria di protezione 2. Per meglio rendere l’assurdità di tali proposte, menzioniamo che sarebbe necessario istituire comunque ancora almeno 30 parchi come il PNL oppure 12 parchi come quello dell’Engadina per raggiungere tali obiettivi!

Ricordiamo che le zone centrali sono quelle con le maggiori limitazioni della libertà individuale. Sembrano dettagli di poco conto, ma non dobbiamo dimenticare che è proprio stata Pro Natura a far partire l’euforia di progetti nel 2001. Non dobbiamo nemmeno dimenticare che all’interno dell’ufficio competente federale siedono persone che hanno stretti legami non solo con Pro Natura, ma anche con potenti organismi internazionali che si fanno un baffo delle esigenze e delle necessità delle popolazioni che risiedono in zone periferiche. L’ufficio federale dell’ambiente (UFAM) ha approvato tutte le deroghe richieste dai promotori per questa prima fase decennale e stando a quanto affermato dalla presidente Zaninelli “Berna ci tiene molto a che il progetto vada in porto”. È quindi abbastanza evidente che la magnanimità dell’UFAM sia principalmente dettata dal fatto che il PNL è l’ultimo progetto sopravvissuto. Teniamo a sottolineare che l’accettazione della documentazione attuale da Berna per il momento non è comprovata se non per voce dei fautori. Se pensiamo alle modifiche del documento “piano di gestione” avvenute già fra le versioni del 17 e del 27 luglio, come possiamo fidarci che dopo questa fase consultiva non vengano fatte ulteriori modifiche in totale silenzio?

Domanda D1: Chi ci può garantire che le pressioni esercitate da Pro Natura non si tradurranno in condizioni più rigide (livello di protezione 1 per le zone centrali) per la seconda fase?

Domanda D2: Saremo in grado di riconoscere e di impedire una recrudescenza progressiva che alla fine eliminerebbe tutte le eccezioni per le zone centrali (attraversamento, alpeggio, controllo delle specie nocive) e magari anche per le zone periferiche (aggiungendo regolamenti per zone cuscinetto come previsto dall’Ordinanza) oppure queste restrizioni verranno banalizzate?

Domanda D3: A lungo termine il parco nazionale adempirà lo scopo per il quale è stato caldeggiato dagli organismi internazionali come la IUCN, che fra i propri scopi dichiarati ha l’allontanamento progressivo delle popolazioni dalle zone protette per lasciare spazio alla libera evoluzione della natura e dei grandi predatori. Non sarebbe questa una privazione e non solo di una limitazione delle libertà individuali?