Retroscena dell’imposizione ideologica

In questo capitolo chiariamo il retroscena ideologico e la complessa struttura che ha dato avvio al movimento idealista/ambientalista promotore dell’euforia parchista a livello europeo ed internazionale che oggi viviamo, che cerca di imporre l’istituzione de facto del primo “vero” parco nazionale svizzero.

L’esistente parco engadinese va in realtà considerato una riserva IUCN di tipo Ib (vedi classi), è quindi catalogato area selvaggia, la sua nomenclatura risalente al 1914 non è più concordante con le classi di protezione odierne.

Il concetto prettamente urbano di promozione della biodiversità ad ogni costo e la supremazia della natura sulle attività centenarie agricole e rurali, impone una visione globale della problematica di base: la convivenza sostenibile tra uomo e ambiente naturale e la sua attuazione. Questo aspetto però non può venir applicato unilateralmente e a discapito delle popolazioni che vivono in aree periferiche e fanno del loro territorio alpino un carattere vivo e irrinunciabile. Gli intellettuali urbani non possono, ma soprattutto non devono permettersi, di imporre il loro pensiero cittadino alla gente delle zone rurali, come lo sono le valli ticinesi. Nessun dirigente d’ufficio di nessuna lobby protezionista deve permettersi di venire ad insegnarci l’arte di coltivare e curare la terra e a stabilire quel che possiamo o dobbiamo fare nei nostri territori per compensare una sua manchevolezza d’identità rurale.

Nel corso dei decenni è andata formandosi una “nuova classe”, che si arroga il diritto di interpretare la natura e di disporne.”   Cit. di Georges Stoffel

La politica parchista “di nuova generazione” ha già avuto modo di ben attecchire anche su suolo elvetico con l’istituzione di diciassette parchi regionali/sub urbani/ naturali di vario tipo a partire dagli anni 2000. Individuare quindi le vere radici e le celate intenzioni di base del progetto di Parco nazionale del Locarnese, é un passo assolutamente necessario e fondamentale per la comprensione del contesto in sede elvetica, capire che lo sfruttamento sbandierato come opportunità, del processo democratico, quale strumento di celata imposizione mascherata per mezzo della creazione di un consenso artificiale nella popolazione, è un aspetto cardine ricercato e promosso con l’investimento di ingenti mezzi finanziari anche e soprattutto pubblici.

In particolare constatiamo e approfondiamo:

  1. L’ideologia parchista deriva dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), la quale mira all’allontanamento della popolazione dalle zone discoste e rurali.
  2. I parchi nazionali sono secondo la classificazione di IUCN delle aree d’attrattività turistica e di protezione ambientale, non dei mezzi per la promozione demografica, in totale disaccordo rispetto alle dichiarazioni del PNL di voler promuovere un rilancio demografico. In poche parole si punta a creare un “ecomuseo rurale”.
  3. Pro Natura ha voluto nel 2000 il PNL, non si tratta quindi di un parco venuto dal basso.
  4. L’Unione Europea attraverso l’OCSE fa pressione per istituire il PNL.
  5. Il rewilding e la wilderness come concetti cardine per giustificare il parco.
  6. Diminuire con il parco il controllo popolare del territorio per sfruttarne le risorse naturali.
  7. Scenario futuro: il grande parco alpino.
  8. Il WWF non tollera attività nelle zone centrali

CONCLUSIONE:

Questo capitolo porta in risalto cose non dette dai fautori e dalla Confederazione che tramite l’ufficio dell’ambiente (UFAM) tanto supportano e coccolano questo fazioso progetto con una legge avulsa, carica di sentimento europeo e standardizzante. Senza pudore intendiamo definire queste questioni:

un insulto alle diversità culturali delle popolazioni residenti nelle zone periferiche e un soppruso verso le zone rurali.

Dalle intenzioni di esproprio e allontanamento di IUCN, ai capricci dei promotori locali nel promuove con il PNL un modello semplicemente inadatto al locarnese, al grande progetto di parco alpino che intende centralizzare e “armonizzare” la popolazione in grandi centri urbani inquinati per lasciare al libero sviluppo della natura la facoltà di espandersi ogni dove, un modello perverso che tende a scomporre la società in minimi termini e a cancellare a lunga cadenza i valori caratteristici delle comunità locali. Dall’introduzione incontrollata di predatori voluti per ostacolare le attività primarie ed instaurare una fantomatica natura artificiale dal quale il turista dei safari a pagamento deve apprendere e scoprire la biodiversità, conoscienza prorusa tramite l’educazione ambientale dettata da abili ricercatori scientifici parchisti, allo sfruttamento delle risorse naturali intese come vaste aree naturali sotto il controllo delle organizzazioni ambientaliste estremiste le quali detengono il potere di decidere le destinazioni di tali aree. Le stesse organizzazioni che pilotano i grandi attori istituzionali tramite IUCN, come l’OCSE che propina soluzioni e imposizioni non gradite alle nazioni. Nazioni come la Svizzera che per raggiungere canoni di protezione irraggiungibili, fatto questo ampiamente dimostrato dal continuo fallimento dei ambiziosi target ambientali fissati, impongono con un finto processo bottom-up aree ad alta protezione e limitativi  delle libertà individuali per il raggiungimento di questi accordi più o meno conosciuti.

Metaforicamente parlando:

RESPINGIAMO ED ESTIRPIAMO QUESTA ERBACCIA CHIAMATA PNL FINTANTO CHE OGNUNO ABBIA ANCORA LA FACOLTÀ DI CONTINUARE A COLTIVARE IL PROPRIO ORTO SENZA LASCIARSI SOPRAFFARE DAL LIBERO PROCESSO PARCHISTA.