Premessa

Chi mi conosce come appassionato pescatore di torrente potrebbe avere l’impressione che le mie opinioni in merito al progetto di Parco Nazionale siano dettate da un conflitto di interessi. Ci tengo subito a precisare che i luoghi toccati dal progetto non includono le mie zone di pesca abituali e che anche un’eventuale realizzazione dello stesso non interferirebbe questa mia passione.

Le mie considerazioni invece sono basate soprattutto sulle conoscenze scientifiche accumulate in oltre trent’anni di attività in qualità di biologo, di cui quasi la metà come professore ordinario presso l’Università di Friborgo. A queste conoscenze si aggiungono gli insegnamenti ricevuti dalla mia famiglia che da parte paterna era di estrazione prettamente rurale, per intendersi contadini di montagna. Quindi so anche per esperienza diretta cosa significhi allevare dei bovini, cosa significhi produrre il foraggio sufficiente per l’inverno, quale sia l’importanza dell’estivazione e la durezza della vita che si conduceva fino a non molti anni fa sugli alpeggi e sui monti e altre caratteristiche della vita rurale di sussistenza. In poche parole so cosa sia l’attaccamento al territorio e l’affetto per tutto quanto questo produce, nonostante a volte si possa presentare come ostile.

Nutro comunque grande rispetto per coloro che propugnano l’idea di un Parco Nazionale come elemento pivot con il quale rilanciare e valorizzare le zone periferiche e tendo a considerarli in perfetta buona fede. Infatti fra i fautori del progetto vi sono molti miei stimati amici e colleghi e mi dispiace un po’ trovarmi su un fronte opposto su questo oggetto. Ciononostante so anche che l’idea, per quanto attrattiva possa sembrare, si basa su alcuni concetti che scientificamente sono di un’ingenuità a dir poco sorprendente, come avrò modo di spiegare in seguito.

Quindi, la mia azione di contrasto per questo progetto è basata unicamente su queste premesse e non su interessi particolari o per un senso di opposizione bruto e astioso. Come spiegato sopra, so che tra i sostenitori del PNL vi sono molte persone di grande competenza e che hanno il medesimo affetto per il territorio che io ho ereditato dai miei avi ed è soprattutto ad essi che desidererei spiegare le ragioni oggettive che mi portano a dire “NO” a questo progetto. Ho esaminato attentamente il piano di gestione (PDG) reso disponibile nelle ultime settimane ed ho trovato piena conferma per il mio convincimento che il progetto presenta troppe incongruenze scientifiche e funzionali per poter essere credibile.