No perché non è comunque possibile formare zone centrali pienamente selvatiche sufficientemente ampie sul territorio ticinese

Il nostro territorio è stato progressivamente antropizzato dopo l’ultima glaciazione e negli ultimi venti secoli gli insediamenti sono diventati estremamente densi. Questa diffusione capillare dell’attività umana, benché abbia subito una regressione negli ultimi 100 anni ha fortemente e indelebilmente marcato le nostre Prealpi. Per questa ragione dovremmo considerare il nostro territorio come completamente inadatto all’istituzione di un parco nazionale con zone estese soggette a protezione assoluta e a libera evoluzione naturale (zone centrali). Un’attenta analisi del PDG conferma pienamente questa inadeguatezza.

Le zone centrali [2] sono definite come “i gioielli naturalistici del futuro PNL”. Da un punto di vista comunicativo questa definizione non manca certamente di efficacia ed è giustificabile. I progettisti del PNL si sono però resi conto ben presto che non sarebbe stato possibile proporre una zona centrale collegata ed hanno quindi optato per sette zone sparpagliate che, a parte due eccezioni, sono comunque zone che anche oggi sono poco frequentate poiché impervie o discoste.

Questo dimostra la scarsa idoneità del nostro territorio prealpino per misure di inselvatichimento deliberato. Dal punto di vista formale, rimane da chiedersi se i complessivi 61 Km2 dedicati alle zone centrali del PNL siano una pienamente compatibili con l’Ordinanza sui parchi nazionali (vedi art. 16 dell’OPar). Questa prevede almeno 75 km2 ed un’aggiunta del 10 percento (arrivando quindi a un minimo di 82.5 Km2) se la zona centrale non è contigua, come è proprio il caso di questo progetto. Se il PNL fosse davvero approvato dagli uffici competenti della Confederazione bisognerà chiedersi se non arriveranno forti pressioni per un adeguamento in vista del rinnovo dopo il primo periodo di 10 anni. Evidentemente queste superfici dovrebbero in seguito venire sottratte alla zona periferica, mettendo a repentaglio le attività che si vorrebbero promuovere in queste zone. Questo ci porrebbe in una spirale dalla quale sarebbe difficile uscire.

Visto che già il PDG attuale conferma che il territorio non è idoneo per la realizzazione di un Parco nazionale con tutti i requisiti di legge, perché non pensare a soluzioni alternative?