No perché l’inselvatichimento programmato produce ricettacoli e trampolini di rilancio per specie invasive e nocive sia alloctone che autoctone

Sono una quarantina le specie vegetali alloctone (provenienti da altri paesi) a carattere altamente invasivo attualmente censite (vedi link esterno). Fra queste alcune hanno un impatto ambientale rilevante, altre rappresentano persino una minaccia per la salute di animali e persone. A queste si aggiunge una dozzina di specie animali (in prevalenza insetti) con analoghe caratteristiche (pericolo per la biodiversità, o per la salute di animali, vegetali o esseri umani). Già le zone progressivamente abbandonate dall’agricoltura e la selvicoltura negli ultimi 50-80 anni rappresentano un bacino di estensione per queste specie perniciose. Queste specie si espandono in maniera estremamente aggressiva ed hanno pochi antagonisti. Alcune di queste possono crescere ad una velocità di 30 cm al giorno e oltre. La loro propagazione avviene per dispersione di semi o per espansione delle radici e delle talee, e queste specie sono in grado di sovvertire in pochi anni l’equilibrio biologico delle zone da loro infestate. Lasciare coscientemente porzioni del nostro territorio alla libera evoluzione della natura significa generare volutamente zone di rifugio e di espansione anche e soprattutto per queste specie a carattere invasivo.

Queste specie sono altamente competitive e nel corso dell’inselvatichimento metterebbero a durissima prova la biodiversità del sistema.

Nel testo del PDG non ho trovato accenni specifici alla problematica, e questo mi sembra abbastanza sorprendente, vista la nutrita schiera di esperti che hanno collaborato alla redazione. L’unico accenno a un monitoraggio e a misure di intervento per i neobiota si evince dal piano finanziario nel quale è contemplata la modesta cifra di 15’000 fr. annuali e unicamente per le zone periferiche. Altri interventi contro le specie nocive sono previsti per il cinghiale e il cervo, che giustamente potrebbero essere soggetti a regolazione venatoria speciale anche nelle zone centrali.

La mia conclusione è che, se davvero il nostro territorio prealpino merita qualche intervento di risanamento, questo dovrebbe concentrarsi in misure di de-inselvatichimento e non il contrario!