No perché l’analisi del piano finanziario rivela una struttura costosa e poco efficace per un vero sviluppo dei territori toccati

Presentiamo di seguito alcuni commenti specifici al piano finanziario (PF) che attestano alcune delle problematiche citate. Non è sfuggito alla nostra attenzione che nel PF, che per la maggior parte presenta cifre costanti nei 10 anni della prima fase, si trovano alcune evoluzioni che sembrano rivelare intenzioni sulle quali non possiamo concordare e che destano molte preoccupazioni (le cifre con il suffisso k. rappresentano migliaia di fr.)

Sezione Zone centrali (previsti 780k-850 k annuali):
Per la categoria “gestione alpeggi e pascoli” è prevista una diminuzione dai 90k iniziali ai 60k. Un medesimo trend si nota per la categoria “sostegno rifugi e capanne” che mostra una diminuzione dai 40k iniziali ai 20k. Forse ciò è dovuto ad un calcolo di spesa con maggiori investimenti iniziali, però non è chiaro perché questa tendenza non tocchi altre categorie che beneficiano invece di un’evoluzione positiva come ad esempio “biotopi di importanza nazionale (da 10k a 30k), oppure un andamento stabile come “edifici ed impianti in zona centrale” (che rimane a 50k).

Sezione Zone periferiche (previsti 985k-975k annuali):
Anche in questa sezione vi sono alcune categorie con potenziale indotto economico diretto che subirebbero un’evoluzione negativa come ad esempio “sostegno a progetti agricoli” (diminuzione dal 120k a 90k). Della scarsezza di risorse a disposizione per la gestione dei neobiota (15k annuali) abbiamo già accennato al punto 3 e questa mancanza è da considerarsi molto preoccupante.

Sezione Uso sostenibile delle risorse (previsti 550k-580k annuali)
Non è comprensibile come sia necessario prevedere una spesa costante di 230k annuale per la gestione delle vie e dei sentieri e della segnaletica, essendo questa un’attività che richiede investimenti iniziali e principalmente costi di manutenzione in seguito.
Anche in questa sezione risultano per contro troppo scarsi i fondi per il sostegno ad attività economiche a impatto diretto: 30k , rispettivamente 50 k per il “sostegno a energie rinnovabili “ e per la “gestione utilizzo dei marchi”.

Sezione Sensibilizzazione ambientale (previsti 785k-875k annuali)
780 mila fr annuali dedicati a questo settore sembrano esorbitanti, specialmente se si tiene conto che più della metà di queste spese andranno all’esterno e non ricadranno sul territorio.

Sezione Gestione, comunicazione e garanzia territoriale (previsti 1450k-1280k)
La maggior parte delle rilevanti spese per questa sezione (a parte la categoria “punti e centri informativi”) non avrà una ricaduta diretta economica sui territori toccati nel parco. Anche in questo caso le popolazioni e gli enti residenti, che sarebbero chiamati a concedere una buona parte della loro capacità di autodeterminazione sui territori di loro proprietà, beneficerebbero unicamente in maniera tangenziale di queste spese.

Sezione Ricerca (previsti 310k-300k annuali)
La spesa sembra commisurata all’obiettivo strategico e sarebbe pienamente giustificata se il progetto venisse realizzato. Bisogna però anche in questo caso rendersi conto che questa spesa, pur perseguendo un nobilissimo scopo, non comporterà ricadute rilevanti sul territorio coinvolto.

Tenendo conto delle voci di spesa presentate desumiamo che sui 5.2 milioni almeno 3 verranno spesi per la gestione, per il marketing, per la ricerca e il monitoraggio e per l’educazione ambientale, tutte attività che non hanno un indotto finanziario significativo. In tal modo il progetto di parco assomiglia a un’automobile che consuma più olio che benzina.