Constatazione A

Il progetto PNL per adempire ai requisiti dell’attuale OPar, necessita di una superficie di zona nucleo di 75 km2, con un aumento della stessa del 10% in caso di frammentazione, portando quindi la superficie minima a 82.5 km2. La zona centrale può essere composta da superfici parziali non contigue qualora sia GARANTITO il libero sviluppo della natura. La zona periferica deve circondare la zona centrale e ne deve essere corrispettivamente proporzionata. In barba alle disposizioni citate, l’attuale zona centrale prevista è di appena 61 km2, risultando quindi circa il 25% meno estesa del minimo normativo. Sottolineiamo che a livello di ordinanza non sono ammesse deroghe per le dimensioni della superficie minima. Al contrario di quanto ebbe a dichiarare erroneamente e con insistenza (e in malafede?) la direttrice Bourgoin ai tavoli tematici durante la serata di Ascona.

Le deroghe in merito agli articoli OPar vengono concesse solo a riguardo delle attività vietate, non quindi sulle dimensioni delle zone nucleo, e solo se, citiamo: “di lieve entità e giustificate da motivi importanti”. Non ci sembra neppure che la mancanza di 21.5 km2 sugli 82 richiesti sia una “lieve entità”.

Inoltre è previsto che qualora una costruzione o un impianto esistente non sia di interesse pubblico, questo vada rimosso quando se ne presenti l’occasione. Per essere ritenuto tale, dovrebbe essere stato messo sotto tutela.

L’ordinanza prevede altresì che almeno 25 km2 della zona centrale si trovino sotto il limite del bosco. Questa condizione è certamente soddisfatta, in quanto buona parte delle zone centrali previste si trovano in accordo con tale requisito. Dobbiamo però considerare che questo tipo di morfologia territoriale ad alta densità boschiva non potrà che aumentare, soprattutto se pensiamo che le radure e i pascoli ancora presenti nelle zone  centrali e che il parco non permetterà più di utilizzare, con il tempo verranno inesorabilmente inghiottite dal bosco, vista l’interdizione di interventi da parte dell’uomo. Oltre alla perdita degli specifici contesti, dovremo attenderci un impoverimento della biodiversità propria delle nostre Alpi e Prealpi, che era stata raggiunta soprattutto grazie alla presenza di attività agricole e alpestri condotte in sintonia con la natura. Persino nel piano di gestione del PNL troviamo l’ammissione che il declino della selvaggina minuta stanziale (lepri, fagiani, pernici e marmotte) è probabilmente dovuto all’abbandono delle attività agricole e selvicolturali. Vogliamo davvero cementare questa tendenza precludendoci interventi futuri?

L’ordinanza prevede infine che la zona periferica circondi, per quanto possibile, tutta la zona centrale e presenti una superficie proporzionalmente adeguata a quella della zona nucleo. Nella documentazione presentata si può notare, come le zone nucleo siano circondate solo parzialmente dalla zona periferica. Questo è un altro problema non menzionato e comunque non facilmente risolvibile.

– Domanda A1: attualmente la zona centrale pianificata conta appena 61 km2, come può la Confederazione approvare il progetto?

– Domanda A2: dobbiamo quindi attenderci che nel corso della gestione dei primi 10 anni venga recuperato altro territorio ad esempio in Val Rovana come descritto nel piano di gestione, in barba alla volontà popolare di non aderire al progetto?

– Domanda A3: la comunità di Bosco Gurin è una realtà particolare da più punti di vista, si trova discosta dal perimetro del parco e questo già rappresenta un interrogativo di per sé. Per l’eventuale congiungimento con il territorio a sud, entrerebbe in considerazione l’intera Valle Rovana, possibilmente approfittando del fatto che i 4 Comuni della valle sono in fase di aggregazione. In base a questi elementi il Consiglio del Parco ritiene fondamentale e strategico mantenere Bosco Gurin all’interno del progetto di PNL per la prima fase di gestione, malgrado la mancata continuità territoriale. Perché tali aggressive mire espansionistiche sono state accuratamente sottaciute nelle presentazioni pubbliche?

– Domanda A4: Sebbene con indubbio tempismo i fautori del progetto PNL si siano mobilitati per far modificare l’ordinanza federale (senza nemmeno consultare le camere federali e questo la dice lunga) per permettere un’adesione di comuni italiani al parco svizzero il territorio sarà comunque sufficiente? Il Parco non dovrebbe prima di tutto avere 82.5 km2 svizzeri? È ovvio che una volta collegato con la Val Grande sarà enorme, ma è quello che vogliamo? Possiamo?

– Domanda A5: la descrizione in merito ai tipi di deroga che potrebbero venire concessi è troppo poco esplicita e difficilmente interpretabile in casi di contrapposizione di interessi scientifici/biologici e necessità a garantire attività umane. Il diritto di un singolo cittadino medio verrebbe irrimediabilmente calpestato, e per essere difeso richiederebbe l’impiego di uno specialista a pagamento. Chi sarebbe in grado di contrastare una decisione presa in merito ad una revoca di una deroga derivata da motivi di protezione dell’habitat o di ecosistemi?

– Domanda A6: viene continuamente ripetuto che ai sensi dell’attuale legge non cambierà nulla in merito ai permessi di riparazione o costruzione per stabili esistenti. Poniamo l’esempio che io abbia ereditato un rustico in zona centrale, attualmente in piedi con quattro mura e il tetto pericolante. Viste le situazioni ben note che già oggi si vengono a creare in merito a questo tipo di interventi, chiamandoli con il loro nome FAVORITISMI, immaginate che misera fine potrebbe fare la richiesta di un cittadino che possiede un tale rustico e che si fosse pubblicamente esposto come contrario al PNL! L’unica possibilità di salvare questo patrimonio familiare sarebbe quindi quella di donare alla comunità o all’associazione del parco i propri beni per una messa sotto tutela?

– Domanda A7: Stando alla bozza di progetto, sarebbero previste diverse modifiche ad alcuni stabili inclusi nel perimetro delle zone nucleo. La prima è la modifica del cambiamento di destinazione, da agricolo ad abitazione. Rimarchiamo che riconvertire queste costruzioni va però in contrasto con l’ordinanza, che dice: “al fine di consentire alla natura di svilupparsi liberamente, nella zona centrale non è ammesso: realizzare costruzioni e impianti e procedere a modifiche della configurazione del terreno; inoltre le costruzioni e gli impianti esistenti sono di pubblico interesse in particolare quando sono stati messi sotto tutela dall’autorità competente”. Tradotto in parole semplici, ciò implica che si intendono mettere sotto tutela i beni patriziali?