Constatazione C

Gran parte dei perimetri delle zone centrali sono sprovvisti di una zona di accompagnamento periferica, inoltre una buona parte è a diretto confine con lo stato italiano, il quale sembra essere dichiaratamente un’ulteriore obiettivo di conquista da parte del PNL.

– Domanda C1: Con la mancanza di una zona di transizione si viene a creare un potenziale bacino di propagazione per specie nocive sia a livello faunistico che di flora. Ricordiamo che non sarà più permesso intervenire nelle zone nucleo per reprimere eventuali cause dannose per i nostri ecosistemi. Pensate solo ad un esempio come il cinipide del castagno, il quale già oggi non è stato ufficialmente combattuto con adeguati mezzi, portando vicino all’estinzione questo importante albero in migliaia di ettari di bosco con tutte le conseguenze idrologiche e geologiche connesse, che problematica potrebbe generare l’impossibilità di intervenire su determinate aree! Come si pensa di gestire e regolare questo tipo di situazioni?

– Domanda C2: È noto che da parte italiana la gestione del territorio in questi casi è latente se non addirittura inesistente, soprattutto e anche per mancanza di mezzi finanziari. È altamente probabile che in caso di problemi, sarà il parco svizzero a dover andare a “risanare”, a mezzi nostri, eventuali situazioni complicate oltre confine. Questa interconnessione di territori elvetico-italici a destinazione di nucleo, che tipo di rischi comporta?

– Domanda C3: Un altro obiettivo strategico dichiarato è quello di creare un unico parco provinciale del Verbanese il quale risulta anche perimetralmente chiuso dalle catene montuose a nord e dal bacino del Verbano a sud. In Italia le leggi, o quanto meno l’applicazione di queste in merito all’introduzione di specie animali oggi ancora considerate nocive (flora e fauna), sono diverse. È assodato inoltre che il parco della Val Grande aderisce a progetti come “Life Ursus” e “Wolfalps”, i quali segnerebbero la fine inevitabile delle attività alpine in tranquillità e per come le conosciamo oggi. Solo uno scriteriato individuo senza alcuna percezione e legame con la natura potrà mai affermare che grandi predatori non sono e saranno pericolosi per l’uomo e l’attività alpestre. Vogliamo davvero ripetere lo sbaglio che hanno fatto le molteplici province europee, che oggi si trovano confrontate con una gestione impossibile di questi animali nei parchi? (vedi anche la tematica Gestione di piante e animali)