Constatazione C

Pro Natura ha lanciato nel 2000 il concorso per la realizzazione di un nuovo parco nazionale, è promotrice per conto di IUCN della campagna pro parchi in Svizzera. Questo aspetto da solo va a smontare il ridicolo motto ripetuto in modo “ossessivo compulsivo” dai promotori locali: “un parco venuto dal basso

Inoltre, nei mesi antecedenti l’esito del fallimentare voto popolare per il Parc Adula, Pro Natura dichiarò per mezzo stampa il proprio dissenso a riguardo delle deroghe concesse al progetto di parco intercantonale (vedi dichiarazione). Secondo l’organizzazione ambientalista, la libera evoluzione della natura non poteva essere garantita con queste concessioni. Non ci risultano giunte a tutt’oggi critiche da parte dello stesso ente protezionista al progetto locarnese, benché lo stesso contenga svariate deroghe e concessioni, le stesse ritenute in precedenza deleterie.

Riprendiamo dal sito di Pro Natura tale dicitura:

Pro Natura è stata fondata nel 1909 con lo scopo di finanziare il Parco Nazionale Svizzero, un’opera pionieristica che ha visto la luce nel 1914. Mentre nei paesi a noi vicini negli ultimi decenni sono stati creati numerosi nuovi parchi, il Parco Nazionale sorto in Engadina è tuttora l’unico rappresentante del suo genere in Svizzera. A metà degli anni Novanta, ha incominciato a diffondersi la convinzione che anche il nostro Paese abbia bisogno di nuovi parchi.

Come si evince dal testo, dobbiamo ringraziare l’organizzazione, che fu fondata appositamente per lo scopo “parco”, se ad oggi ci ritroviamo a respingere questo tentativo di imposizione territoriale pilotato da l’organizzazione suprema IUCN di cui Pro Natura fa parte. Riprendiamo anche le seguenti affermazioni:

  • Nel corso delle realizzazioni concrete dei futuri parchi, l’associazione ambientalista si impegnerà affinché la protezione della natura vi rimanga prioritaria.
  • In un parco, la gestione del paesaggio deve necessariamente, e più che altrove, essere attuata in armonia con la natura. In caso contrario, tali strutture non avrebbero credibilità agli occhi dei visitatori.

La dichiarazione da a intendere che non solo nelle zone centrali viene imposto un rigore restrittivo, ma pure nelle zone periferiche ci saranno dei cambiamenti per realizzare l’obiettivo di gestione del paesaggio, tanto sperato dall’organizzazione. Questo fatto è in contrasto con quanto dichiarato dai promotori regionali: nelle zone periferiche non verranno imposti nuovi vincoli. È noto a chiunque che non contano tanto i nuovi vincoli, ma piuttosto la libertà di applicazione di cui si può godere.

Ritenuto quanto dichiarato dall’organizzazione, bisogna prender assoluta coscienza che Pro Natura, e indirettamente IUCN, sono i reali promotori di fondo del “parco venuto dal basso” tanto decantato da Zaninelli & co. Il fatto che i promotori locali abbiano preteso la paternità del PNL, quando in realtà il concepimento è stato fatto ad opera di altri, sta solo a indicare che non hanno compreso i reali motivi ideologici che spingono le associazioni protezionistiche a divulgare il loro pensiero, e inoltre, sono accecati da un continuo bisogno di trovare una prospera fonte di sussidi per sostenere la loro (non) intraprendenza locale, allo stesso tempo si eleggono al comando del fantomatico ultimo treno da non perdere per risultare salvatori della patria.

– Domanda C1: può ritenersi soddisfatta la prioritaria protezione della natura, obiettivo primario di Pro Natura, vista l’ampia divulgazione di obiettivi turistici, economici, demografici, di sfruttamento del marchio, elogiati dai fautori locali del PNL, attività che nulla hanno a che fare con la protezione dell’ambiente ma anzi, sono generatori di un notevole impatto negativo sull’ecosistema delle zone che si intendono proteggere?

– Domanda C2: quanto esplicato in C1 trova riscontro negativo nella dichiarazione di Pro Natura mezzo stampa del 28 gennaio 2016 (vedi dichiarazione) contro le deroghe concesse al Parc Adula, la quale lamenta che il principio base di libero sviluppo della natura non sia garantito. La stessa dice critica e contraria alle deroghe per l’escursionismo e per l’allevamento alpino nelle zone parco, delineando in tal modo una vera e propria opposizione al modello di “parco di nuova generazione” tanto fomentato dai promotori locali. Pro Natura si trova quindi a dover difendere la sua politica protezionista quando per poterla applicare ha dovuto fare delle concessioni a livello di ordinanza federale, e mantenendo comunque allo stesso tempo l’offerta di donazione di 1 mio. di franchi al primo nuovo parco nazionale, concessioni che però ora combatte pubblicamente. Dobbiamo quindi interpretare Pro Natura come un ente che non mantiene le promesse fatte?

– Domanda C3: nella già citata dichiarazione stampa per il Parc Adula del gennaio 2016, di cui riprendiamo qui un passaggio:

l’area del parco è costituita da una zona centrale di 145 km quadrati, in cui si applicano severe norme di protezione della natura e una zona circostante di 1085 km quadrati, che deve essere sviluppata in modo ecologico ed economicamente sostenibile, tuttavia, questi requisiti sono a malapena raggiunti, come hanno detto i rappresentanti dell’organizzazione. Le regole del parco, la cosiddetta carta, sono “timide, se non ansiose”, si lamenta Jacqueline von Arx, amministratore delegato di Pro Natura Grisons. (vedi dichiarazione completa)

Ad oggi Pro Natura non si è ancora espressa criticamente a riguardo del PNL, anche se lo stesso in confronto al Parc Adula, ha meno della metà di superficie nucleo ma soprattutto include più deroghe per varie attività turistiche e non (arrampicata, sentieri di attraversamento con cani al guinzaglio, deroga per animali da soma per il lama trekking). Il motivo va quindi ricercato nel fatto che il PNL sia l’ultima cartuccia a loro disposizione per abbattere il nemico che ancora li separa dalla creazione di un parco nazionale su suolo elvetico. È quindi corretto il pensiero che l’organizzazione non intende esporsi criticamente onde evitare di ostacolare l’istituzione dello stesso anche se risulta chiaramente non conforme ai suoi obiettivi base di protezione?

– Domanda C4: visto che Pro Natura si rende critica a riguardo dei canoni di protezione attuali, se dovesse essere accettato il PNL, è da attendersi che la stessa farà pressione per far rientrare le limitazioni della libertà personale nei propri parametri e ostacolando quindi le deroghe concesse?

– Domanda C5: la criticità di Pro Natura già accennata riguardo alla “piccola” superficie delle zone centrali nel Parc Adula, che erano comunque circa il 240% più ampie rispetto alle zone nucleo del PNL, lascia presagire che una volta accettato il progetto in votazione, Pro Natura farà enorme pressione per “adeguare” la grandezza delle zone ad alta tutela e limitanti le libertà personali secondo i suoli ideali. Ad esempio 200 km quadrati, inglobando quindi i comuni che si erano ritirati in origine dal progetto. Non dovrebbe essere questo un importante campanello d’allarme? Perché questa “disparità” di trattamento rispetto al Parc Adula? Forse perché il PNL è l’ultimo progetto e quindi Pro Natura esprime senza pudore la volontà di adozione innaturale di un prodotto incoerente con i suoi ideali? Quindi meglio un progetto sbagliato che nessun progetto? Magari per poi tentare di torchiarne in progressione le caratteristiche restrittive in futuro?