Constatazione D

“Il parco venuto dal basso” e “il parco della gente”, slogan ampiamente e assiduamente utilizzati dallo staff promotore e riportati più e più volte nella documentazione distribuita, sono una barzelletta a cui abbiamo già avuto modo di ridere allegramente, ma che ora cominciano a stufare.

Lo esponiamo ancora una volta portando prove chiare e inconfutabili, non rese pubbliche da parte dei promotori locali per non suscitare timori nella popolazione: la politica parchista e specificamente nel caso del PNL, è un tentativo di imposizione voluto dai maggiori paesi occidentali ed europei che attraverso anche l’organizzazione OCSE, e in via subordinata dall’UNESCO, raccomandano e influenzano la Svizzera per la creazione di un secondo parco nazionale, nuove aree protette e di nuovi parchi naturali regionali (leggasi a pagina 26 del rapporto OCSE 2007) per raggiungere un target del 17% di aree globali di protezione (Aichi Target 11). Attualmente la Svizzera conta il 12.5% di territorio protetto secondo la LPN. La confederazione sta cercando in tutti i modi di portare alla realizzazione di quanto pattuito più o meno segretamente con queste agenzie. Viene quindi smascherato il comportamento dell’UFAM (diretto da persone avente stretti legami con IUCN, vedi constatazione E) il quale segue alla lettera tali dettami senza preoccuparsi delle variegate e differenti esigente della popolazione residente nelle zone interessate.

Il nuovo rapporto OCSE sulle performance ambientali della Svizzera 2017 (vedi) dichiara a pagina 43 che:

nel 1914, la Svizzera è stata uno dei primi Paesi europei a creare un parco nazionale. Oggi, tuttavia, quel parco resta l’unico parco nazionale in Svizzera, un caso insolito all’interno dell’OCSE.

Ed inoltre a pagina 9:

La Svizzera ha trasformato in riserve forestali solo il 5,6 per cento della superficie forestale, un tasso tra i più bassi d’Europa, malgrado l’impegno a proteggere l’8 per cento delle foreste entro il 2020 e il 10 per cento entro il 2030. L’espansione delle infrastrutture del turismo e dei trasporti aumenta la frammentazione del paesaggio e la perturbazione degli habitat.

Si fa riferimento a queste percentuali (Strategia Biodiversità Svizzera) e a questi doveri ideologici di imporre certificati di protezione, ma non si dice che comunque le foreste svizzere sono ben tutelate e protette anche senza l’attribuzione di questi labels, e sono notevolmente incrementate di superficie negli ultimi decenni, e che di fatto queste certificazioni rappresentano soltanto uno status symbol ma non garantiscono certamente ad un paese determinate caratteristiche reali, e neppure declassano un paese che assolve ampi criteri ambientali senza però stabilire tali riserve. Non è nel numero di aree protette che va ricercato un determinato standard ambientale ma piuttosto nella visione d’insieme dell’intera società. Non avere il certificato di riserva forestale, non vuol dire avere un bosco di minore importanza o non tutelato, e neppure che sia contrario al libero sviluppo della natura, cosa che viene costantemente ribadita come concetto base delle zone nucleo ma che effettivamente già succede silenziosamente nella stragrande maggioranza del territorio alpino senza la necessità di ribadire questo aspetto in un regolamentazione che di fatto persegue il fine di limitare la libertà personale del cittadino.

Il rapporto OCSE 2017 completo cita inoltre a pagina 195 che le aree di protezione della biodiversità in Svizzera dal 1991 al 2011 sono progredite da 29449 a 258008 ettari, moltiplicando quindi di nove volte tale superficie nel giro di due decenni, a paragone rappresenta un’area vasta come il Ticino. Non é dunque corretto affermare che la Svizzera non abbia fatto grandi progressi in tal senso. I progressi sono e vengono fatti in considerazione delle possibilità territoriali complesse, come lo sono le alpi.

Cosa dire allora del Canada, che si trova con la Svizzera a condividere questo “poco lusinghiero” primato? La nazione nord americana, che è seconda soltanto alla Russia per estensione globale e che conta una densità di popolazione cinquanta volte minore alla Svizzera, e quindi di riflesso ha sicuramente meno problemi e conflitti antropici per l’istituzione di aree protette. Una dimostrazione che queste statistiche lasciano il tempo che trovano. Conta il contesto e non le percentuali.

Viene inoltre accennato come le infrastrutture turistiche e di trasporto rappresentino un problema per la frammentazione del paesaggio e dell’habitat, ma si dimentica di dire che il PNL va proprio a gravare il problema in questa direzione, quindi contrario al concetto di protezione e salvaguardia ambientale, ma invece schiavo del dio denaro e della conquista territoriale da parte di organizzazioni estremiste ambientaliste che ne desiderano entrare in possesso in maniera più o meno indiretta.

Questo concetto di frammentazione è caratteristico del territorio elvetico, e non è sicuramente l’OCSE a doverci rimproverare per la struttura complessa del nostro territorio. Quello che di fatto è un valore culturale e territoriale, viene in questo senso posto in discredito e demonizzato come “non incline all’idea di una società sostenibile”, questo pensiero ideologico di centralizzazione delle attività umane è perfettamente riconducibile a IUCN e trattato nella constatazione A.

Domanda D1: perché si continua ad affermare con questo sistema di propaganda populista che il parco viene dal basso mentre è un chiaro dettame di stampo europeo/internazionale?

Domanda D2: con il PNL si promuove il liberto sviluppo della natura attraverso l’attrattività turistica, che porta problemi diretti alla protezione ambientale. È quindi come il cane che si morde la coda. Perché viene proposta questa incoerenza?

Domanda D3: invece di ragliare continuamente menzogne a riguardo delle radici popolari del parco, perché non si dice chiaramente che è un’imposizione di carattere internazionale a cui la Svizzera tramite la compiacenza dell’UFAM ha accettato di inchinarsi, ed essendo il PNL l’ultimo capo espiatorio rimasto per eseguire tale compito, si cerca di far purgare ai locarnesi questo fastidio. Cosa c’è da nascondere? Forse la chiara esistenza di accordi internazionali fumosi che disciplinano la spartizione delle risorse energetiche e le loro compensazioni attraverso l’imposizione di aree naturali protette?

 

Si ritiene pubblicamente corretta ed unica via percorribile la creazione di nuovi parchi nazionali, quando invece tale via è solo una delle tante e nemmeno pure soddisfacente.

Viste le condizioni d’imposizione e di requisiti irraggiungibili per la conformazione del territorio elvetico e alpino, caratteristiche che rappresentano la base della nostra cultura e sono intrinseche nell’identità dei cittadini e dell’intero paese, affermiamo che siamo fieri di rappresentare un unicum all’interno dell’OCSE, in quanto siamo naturalmente favorevoli agli obiettivi di protezione ambientale, ma non ci riteniamo schiavi di tale organizzazione; facciamo quindi valere la nostra supremazia decisionale e democratica RESPINGENDO QUESTA IMPOSIZIONE IDEOLOGICA SENZA LA MINIMA ESITAZIONE.