Constatazione E

I due concetti cardine a cui vengono accostati con l’intenzione di avvalorare il modello di parco nazionale e dare ulteriore richiamo, aspetti quale turismo, economia, evoluzione demografica, ricerca scientifica, bla bla bla.., ma sul quale si basa concretamente l’ideologia parchista sono: il rewilding e la wilderness.

Anche se il PNL non fa parte del progetto Rewilding Europe, ma é comunque il concetto base concepito da IUCN ed adottato dalle organizzazioni ambientaliste che piagnucolano ad ogni costo l’istituzione di questo parco nazionale, basta riprendere lo slogan di rewildineurope.com per subito capire il tenore di tale teoria: Making Europe a Wilder Place  –  fare dell’Europa un posto più selvaggio.

Inoltre sempre dal sito apprendiamo gli scopi e gli obiettivi di tale ideologia:

  • Rewilding Europe sta lavorando per consentire ai processi naturali di svolgere un ruolo vitale nel plasmare i nostri paesaggi e gli ecosistemi. Tra tali processi naturali vi sono inondazioni (come erosione e sedimentazione), condizioni meteorologiche (come tempeste, valanghe e dune di sabbia a formarsi tramite il vento), calamità naturali (come incendi e malattie naturali), pascolo naturale (il ruolo degli erbivori di ogni tipo nella creazione della dinamica della vegetazione), la predazione (l’impatto dei carnivori sulle loro prede e quindi la vegetazione), il ruolo di spazzino e molti altri.
  • L’Europa risvegliata enfatizza la gioia e il valore della natura selvaggia e prende attivamente parte a una forte comunicazione su tutto, dal locale al livello internazionale. Questo al fine di stimolare un maggiore senso di orgoglio in natura e di diffondere una visione di un continente più selvaggio. Utilizzando una vasta gamma di strumenti di comunicazione e partnership per promuovere il nostro patrimonio naturale e mostrare le opportunità a far riscoprire questo a molti milioni di europei.
  • Istituire la prima società di investimento di safari in Europa, per sostenere lo sviluppo di alloggi e la costruzione di destinazione all’interno delle 10 aree di ricostituzione selezionate.

Si denota quindi la chiara volontà di creare una natura artificiosa secondo i dettami di tali movimenti ideologici e secondariamente per destinare queste aree ad un uso commerciale, dove l’uomo non è più partecipe ma ne diventa lo spettatore. Questo pure in chiaro riferimento alla constatazione A. Ricordiamo come siano già ben presenti nel globo aeree di questo tipo, riserve con accesso a pagamento che ben rappresentano l’idiozia moderna di fantomatica protezione abbinata allo sfruttamento turistico con visite a tali luoghi da parte di milioni di persone, che creano sicuramente un grande impatto ambientale su questi luoghi, che devono dunque oltre che assecondare il volere turistico, digerirne gli effetti negativi. Questo è un chiaro sfruttamento “moderno” di una risorsa naturale che dovrebbe invece restare libera a tutti, ma soprattutto dovrebbe passare silenziosamente inosservata per promuovere una vera salvaguardia ambientale. Anche se va riconosciuto che per ora non vengono introdotte nel PNL forme di accesso a pagamento, preso l’esempio del Parco Nazionale engadinese, nel quale le scolaresche sono obbligate ad assumere una guida del parco per averne l’accesso, queste imposizioni rappresentano di fatto un primo passo in questa direzione di privatizzazione della natura a beneficio di lobby scientifiche e protezionistiche.

Rewilding e wilderness sono due filosofie strettamente legate. Se con la prima si intende una formula attiva, come l’introduzione di grandi predatori, la seconda è una strategia passiva di politica ambientale per “proteggere” la biodiversità, incentrata nell’abbandono di aree per destinarle ad una forma selvatica (inselvatichimento), concetto nato negli anni 60 negli Stati Uniti con il “U.S Wilderness Act”.
In realtà è ampiamente dimostrato come la politica dell’inselvatichimento sia controproducente per la biodiversità e rappresenta un degrado ambientale già oggi ben percettibile anche alle nostre latitudini, ad esempio con la perdita di vaste zone un tempo dedicate alla pastorizia e all’agricoltura a causa dell’avanzata del bosco, avanzata responsabile della diminuzione sostanziale di organismi e animali minuti. È un pensiero della classe media urbana il concetto di inselvatichire per portare ad uno stato naturale “migliorato” l’ecosistema, una vera e stupidità concettuale basata sulla non conoscenza del mondo rurale. Vedi il capitolo Flora e Fauna per approfondire.

Rewilding e wilderness sono un deleterio esempio di autoreferenzialità lobbystica (IUCN, Pro Natura, WWF, KORA, …), che con la compiacenza delle istituzioni (UFAM), conducono gradualmente alla sparizione delle attività antropiche rurali e risultano controproducenti per quelle poche nuove attività tradizionali che intendono instaurarsi nel territorio del parco. Infatti per il cittadino residente, l’inselvatichimento, la perdita di territorio e l’impossibilità di un recupero o della gestione a causa delle zone nucleo, rappresentano già ora un’assurdità concettuale e un fattore totalmente erroneo e controproducente rispetto al necessario. Semmai occorre riportare queste zone ad una nuova vita e fruizione primaria per incentrarle nel rilancio, bisognerebbe incentivare nuove aziende agricole di montagna che si occupino di gestire il territorio e di proporre prodotti locali. Basare principalmente l’economia di queste zone sul turismo vuol dire anzitutto una perdita di identità locale ed uniformare la società al suo unico servizio e sbilanciare ulteriormente la poca economia vallerana rimasta a favore della centralissima città. Questo processo in atto rappresenta la totale concentrazione economica verso il polo urbano e non quello che dovrebbe invece esser promosso: una decentralizzazione verso le zone periferiche bisognose. Ad esempio é utopico pensare che il turista verrà a pernottare (che é la principale fonte di spesa diretta) a Vergeletto o a Borgnone, quando la quasi totalità dei posti letto risultano essere ad Ascona oppure fuori parco nei campeggi di Tenero (di questo avremo occasione di parlare in un altro capitolo).

Il paesaggio alpino come lo conosciamo oggi, è frutto di secolare interazione fra ambiente e popolazione, interrompere questo processo con restrittive zone centrali, porta per assurdo a cessare la creazione delle condizioni base montane che hanno prodotto la situazione che possiamo vivere oggi e da cui ne traiamo beneficio.

Non vi è quindi alcun dubbio che siamo di fronte ad una nuova schiera di intellettuali che credono di poter cambiare il mondo secondo il loro desiderio, di poter liberamente decidere quale sia la corretta interpretazione della natura a loro più congeniale e del quale vogliono disporne in maniera esclusiva. Tutto questo è frutto della loro disconoscenza montana.

– Domanda E1: dobbiamo considerare il rewilding e la wilderness una motivazione valida per l’istituzione del PNL?

– Domanda E2: chi ci sta proponendo il parco di nuova generazione omette di elencare le criticità di questi due aspetti essenziali, per quale motivo?

– Domanda E3: chi può garantirci che a lungo termine, per non ostacolare i processi sopra descritti, le concessioni ora fatte in materia di deroghe verranno poi ritrattate o abolite unilateralmente? Forse coloro che accusano pubblicamente gli scettici di essere dei “retrogradi dalla mente annebbiata e arroccati nei loro diritti acquisiti”?

– Domanda E4: come già descritto nel rapporto dell’OCSE, il territorio svizzero è molto frammentato con insediamenti “dispersivi”. A parte questa considerazione che non condividiamo, il cui fattore è un emblema caratteristico della nostra nazione, é da ritenersi corretta l’adozione del modello rewilding, che è in particolare attivo nell’inserimento di grandi predatori, quando gli stessi risultano incompatibili con la nostra regione, fatto sottolineato anche dallo studio Agridea, ed è quindi questo un chiaro segnale di una volontà superiore intenta a cambiare la struttura della nostra società?