Constatazione F

Anche le menti più brillanti si saranno chieste il motivo della così lunga gestazione di questo fazioso progetto di parco. Quindici anni e più di studi e finanziamenti a progetti correlati, hanno prodotto fino ad oggi un processo lungo, complicato, fatto di celate imposizioni regionali e patriziali e giochetti politici, tutti sintomi di una mal accettazione nella popolazione di tale processo.

Vi è infatti la convinzione da parte dei fautori locali, che la popolazione scettica e diffidente, sia attaccata a fantomatici privilegi attuali ai quali non vogliono rinunciare e a cui antepongono il proprio interesse a quello delle sviluppo comunitario. Questa buffonata viene riproposta ogni qual volta si entra in argomentazione con un favorevole e lo si metta nell’angolo, come ultimo salvagente disponibile, questa affermazione viene sempre giocata, ma di fatto rappresenta l’ultimo sussurro prima della colata a picco.

Non si capisce perché la popolazione debba sacrificare lo svolgimento di una legittima e sempre esistita attività, quale ad esempio la raccolta dei funghi e bacche o le passeggiate nei boschi fuori sentiero, per assecondare la volontà di alcuni nobili personaggi e portare beneficio a queste poche tasche elette (vedasi il capitolo Parco e libertà individuale).

Non si tratta quindi di guardare e curare il proprio orticello a discapito degli altri, ma la questione va giustamente ribaltata ad un più corretto concetto: alcuni personaggi vogliono trapiantare il proprio orto privato sulla terra della comunità e a discapito di tutti.

I diritti acquisiti sono come la salute, non ti accorgi di averli fintanto che non li perdi! E quando ciò succede è ormai troppo tardi.

Lo stesso concetto va applicato alla politica parchista europea che si sta importando con questo parco nazionale e che di fatto ha già ben messo radici nel settore dei parchi regionali istituiti dal 2000 in avanti. L’obiettivo ultimo di questa politica (alla cui base sta sempre IUCN) è la riduzione dei poteri popolari per portare le terre e quindi le risorse naturali al controllo di pochi organi e ONG. 

Va assolutamente riconosciuto che accettare l’istituzione del parco porta il territorio alla sudditanza di tali enti.

Con la compiacenza dell’UFAM nel quale siedono persone aventi legami stretti con IUCN, come Reinhard Schnidrig che è attivo pure in KORA (organizzazione che viene finanziata annualmente dall’UFAM con 600.000 Fr.), il quale collabora pure per azioni di rewilding con Christian Stauffer, attuale direttore delle rete dei parchi svizzeri; il territorio del PNL va sottomettersi ancor di più al controllo diretto della LPN e della Opar (normative che vengono silenziosamente controllate da WWF e Pro Natura).

Specificamente nella LPN art. 23f il parco nazionale è utilizzato e composto di:

  • ai fini dell’educazione ambientale
  • ai fini della ricerca scientifica, in particolare per quanto concerne la fauna e la flora indigene, nonché lo sviluppo naturale del paesaggio.
  • la zona centrale, in cui la natura viene lasciata libera di svilupparsi e alla quale il pubblico può accedere solo in maniera limitata;
  • la zona periferica, in cui il paesaggio rurale viene gestito in modo rispettoso della natura ed è protetto da interventi pregiudizievoli.

La risorsa naturale, intesa come territorio apprezzato e di alto valore paesaggistico, viene controllata e messa a disposizione di tali organizzazioni, che costituiscono parte della lobby della ricerca scientifica e dell’educazione ambientale, la quale attraverso queste attività costruisce ricavi e trae profitto sulle spalle di tutti i cittadini a cui vengono imposte regole e limitato l’accesso a tali aree.

L’ente a cui è affidata la gestione del parco è libero di adottare la politica di gestione desiderata, ed è scontato che questo avverrà tramite il condizionamento delle associazioni ambientaliste che tanto hanno voluto questo parco, anche attraverso tali normative. Come Pro Natura, che è arrivata a offrire 1 milione di franchi (una cifra piuttosto esigua a dir la verità) ai proprietari dei terreni in zona nucleo per convincerli ad affidargli le terre per i loro santi comodi.

Una volta accettato il parco in votazione popolare, di fatto il controllo da parte del cittadino viene a mancare e con l’istituzione di questo ente di controllo territoriale si forma una gestione parallela che può disporre come meglio crede del territorio concessogli. Un vero e proprio stato nello stato dove il cittadino conta nulla ma è assoggettato ai regolamenti dello stesso, che impongono di seguire norme tipo: gestire il territorio in modo coerente al parco, le attività economiche devono essere orientare allo sviluppo sostenibile, evitare un uso pregiudizievole delle risorse, garantire una qualità estetica del costruito, le attività dell’uomo sono accettate qualora sia appurato il non ostacolo al libero sviluppo della natura, etc..

Queste indicazioni saranno rese operative anche tramite le varie commissioni che gioco forza dovranno essere istituite per garantire lo sviluppo del parco confacente ai criteri di legge (vedi tema Territorio e requisiti), dell’ordinanza federale e al regolamento stesso del parco, ad esempio una commissione edilizia si arrogherà il potere di decidere cosa e come un progetto potrà essere influenzato per sottostare a queste direttive. E come è stato scritto nei altri capitoli, è vero che non saranno introdotte nuove limitazioni in area periferica, ma è proprio adottando questi accorgimenti al regolamento che verrà applicata indirettamente una certa influenza e autorità verso i cittadini. Senza calcolare l’aumento della burocrazia che questi passaggi richiederanno.

 

– Domanda F1: perché i cittadini e i patrizi dovrebbero concedere le loro terre ad organizzazioni ambientaliste che desiderano solamente fare i loro interessi?

– Domanda F2: e per quale motivo dovrebbero rinunciare ad una sovranità territoriale per sottomettersi pure ad una gestione parallela?

– Domanda F3: quali possibilità avrà il cittadino di contrastare le decisioni prese da organi competenti a riguardo di specificità applicate all’interno del parco riguardanti la compatibilità ambientale e/o paesaggistica di servizi o cose; ad esempio forse attraverso il pagamento di specialisti e ricercatori ambientali abilitati e direttamente associati al parco, dediti a produrre scartoffie attestanti questa o quella qualità?

– Domanda F4: siamo quindi di fronte ad un ulteriore e perverso incremento della già opprimente e costosa burocrazia?

– Domanda F5: accettare l’istituzione di suddette aree e parallelamente cedere i diritti decisionali diretti (visto il contratto decennale, e poi definitivo per la seconda fase), potrebbe portare ad assurde richieste ed introduzione di tariffari per servizi, cose o utilizzi di risorsa ritenuti non compatibili con l’obiettivo di protezione, da parte di organizzazioni ambientali e/o paesaggistiche. Apprendiamo con una certa preoccupazione che tentativi in questo senso sono già stati fatti nel nostro paese, ad esempio per tassare l’utilizzo di una strada nazionale pubblica nel parco engadinese (vedi documento). Questa iniziativa voluta da una fondazione che ha già garantito pubblicamente pieno sostegno al PNL, rappresenta certamente una ulteriore limitazione della libertà individuali. Come potrà difendersi il cittadino dall’introduzione di queste tasse ignobili che rappresentano soltanto un supplementare mezzo per far cassa sulle spalle delle persone residenti in aree periferiche?

– Domanda F6: se lo scopo del parco è migliorare la vita delle persone residenti nello stesso, attraverso questi possibili aggiuntivi ostacoli si peggiora la situazione. Perché?