Constatazione G

La grande mira espansionistica e conquistatrice di IUCN, assieme alle varie organizzazioni associate (WWF, Pro Natura,..) punta chiaramente alla conquista dell’arco alpino per trasformarlo in quello che forse sarebbe il più grande parco naturale restrittivo mondiale.

Ad oggi la superficie riguardante la convenzione delle alpi è coperta per il 25% da aree protette di vario tipo suddivise in circa 1000 zone (dati Alparc), questo nonostante si continui a richiedere ulteriori sforzi per istituire nuove aree, anche il PNL fa parte di queste rivendicazioni.

Ricordiamo come già descritto nella constatazione D, che a livello globale si vuole raggiungere il 17% di superficie protetta secondo i dettami dell’OCSE.

Pro Natura intende veemente raggiungere secondo i suoi accordi programmatici (vedi documento a pagina 15/16) il 30% di suolo svizzero protetto secondo varie classi, corrispondenti a 12385 km2. Più o meno quattro volte e mezzo l’intero Ticino. Di cui tra questi vuole raggiungere l’8% di superficie, 3300 km2, attraverso l’istituzione di aree ad alta protezione di categoria IUCN 1 e 2, cioè riserve integrali e zone nucleo di parchi nazionali. Sottraendo quindi l’unica area tuttora esistente di questo tipo in Svizzera, raggiungeremmo questo risultato istituendo altri 50 parchi uguali al PNL oppure mettendo sotto protezione totale un’area più grande dell’intero Canton Ticino!

Questa chiara visione conquistatrice è per fortuna solo un prodotto deleterio di un’associazione ambientalista che non ha molta visione del contesto nel quale va a proporre suddette teorie demenziali. Resta il fatto che Pro Natura ci ha provato nell’anno 2000 lanciando il concorso per un nuovo parco nazionale, a cui il progetto di PNL deve il concepimento come pure anche ad altri quattro progetti che videro la luce soltanto sulla carta e il Parc Adula che venne definitivamente affossato alle urne nel 2016.

Particolare interesse suscita la dichiarazione del luglio 2017 dell’Accademia svizzera delle scienze (vedi documento), la cui autorità in ambito accademico e di ricerca scientifica dichiarava per mezzo della presa di posizione della revisione Opar che: un domani il Parco del Locarnese potrebbe collegarsi alla Biosfera Engadina – Valle Monastero, qualora su suolo italiano si decida di aderire al progetto.

Una via futura verso il grande parco alpino che sembra già scritta in ambito scientifico e che questa dichiarazione tende a confermarne le intenzioni.

Nel dicembre del 2015, l’onorevole Borghi presentava a Roma la proposta di Legge n.3480 per gettare le basi della creazione di un congiunto Parco Nazionale della Val Grande e delle Alpi Lepontine, comprendente le varie zone protette dell’Ossola . Ma ciò che deve richiamare la nostra attenzione è la seguente formulazione contenuta nel testo citato:

l’istituzione di un’area protetta transfrontaliera comprendente le aree protette del Parco di cui all’articolo 1 della presente legge e quelle del paesaggistico della Valle di Binn – Landschaftspark Binntal, nel Cantone Vallese, e del Parco nazionale del Locarnese, nel Canton Ticino. (Vedi documento a pagina 5 e 6).

Non riteniamo necessari ulteriori approfondimenti, vista la chiarissima dichiarazione appena esplicitata…

È anche fresca la notizia, ma stranamente passata inosservata ai media locali, che il Parco del Ticino situato all’estremo margine del Lago Maggiore dove l’omonimo fiume riprende il suo corso verso il Po’, ha presentato il piano per la sua estensione verso il confine svizzero, verso est acquisendo il Parco regionale del Campo dei Fiori in suolo varesino, mentre verso nord, inglobando il Parco nazionale della Val Grande e i territori direttamente a contatto con il suolo elvetico. Inoltre il parco in questione dichiara sul suo sito quanto segue:

La RB Valle del Ticino auspica di addivenire ad una RB Transfrontaliera con la Svizzera attraverso l’inclusione del territorio limitrofo al tratto del fiume Ticino compreso tra le sorgenti e l’immissione nel Lago Maggiore, chiamato anche Ticino Superiore, in territorio svizzero. Tale territorio include le Bolle di Magadino (un’area naturale situata in Svizzera, alla confluenza del Ticino nel lago Maggiore, e denominata, a partire dal 1979, “riserva cantonale”, con un’ordinanza di protezione a tutela del territorio. La zona delle Bolle è stata altresì iscritta nel 1982 alla Convenzione di Ramsar dell’UNESCO per la tutela delle aree umide, obiettivo su cui anche la Riserva sta lavorando in questo periodo (vedi).

Estensione che si prefigge pure di arrivare alle pendici del San Gottardo e anche di ricevere la certificazione Biosfera UNESCO! (vedi documento).

Il nome della futura area ambientale sarà: Ticino Val Grande Verbano Biosphere. Inoltre nel video di accompagnamento alla dichiarazione stampa, si fa accenno ad una possibile futura espansione nella valle Ossola, l’obiettivo è chiaro: collegarsi ai parchi di Antrona e Devero, e di conseguenza pure al parco regionale della Binntall, in Vallese (mappa progetto). Rappresenta quindi una fusione di progetti con quanto auspicato da Borghi e le ultime dichiarazioni appena elencate. Va quindi delineandosi una futura area composta da zone a più alta protezione (PNL, PN Val Grande, Binntal, Devero, Antrona, core zone del Parco del Ticino) e delle zone periferiche rappresentate con la certificazione Biosfera Unesco a protezione media.

Come apertamente dichiarato, il progetto si prefigge di sposare quando nel 2019 sarà creato, il PNL (sigh!). Ricordiamo inoltre, che sarà annessa al PNL la valle dei Bagni, e questo sta a spiegare perché il territorio italiano nell’alto onsernonese, che altrimenti non avrebbe le caratteristiche tecniche per annettersi al PNL, e il PNL stesso, viene tenuto valido dall’UFAM.

Ecco che il cerchio si chiude e qui viene compresa e delineata la magnanimità dell’UFAM, come pure il silenzio della direttrice Bourgoin che alle nostre domande durante le serate dis-informative si limitava a rispondere che: “il progetto è approvato dalle autorità e quindi tanto meglio per noi”. La stessa non ha mai chiaramente risposto al riguardo e al motivo dell’inspiegata accettazione da parte della Confederazione del progetto, che lo ricordiamo, con chilometraggio insufficiente per i requisiti minimi d’istituzione secondo l’ordinanza federale avrebbe comunque ricevuto il nullaosta. Da notare inoltre il coincidere in maniera temporale dell’entrata in vigore della revisione della Opar, in particolare dell’articolo 16, nel aprile 2018 che approverà le “unioni parchiste transfrontaliere”, con la votazione PNL. Guarda te i casi della vita…

Il grande piano per un parco alpino trova responso e conferma in quanto appena scritto, tenendo conto anche della già ampiamente discussa ricerca di continuità territoriale verso Bosco Gurin (vedi) su suolo italico o svizzero, il che visti i presupposti citati ed in cui tutto pare già deciso a livello istituzionale, la prospettiva futura di un grande quadrilatero territoriale con caratteristiche altamente o mediamente limitanti che va dall’immissione del fiume Ticino nel Pò, fino al Vallese superiore, al Gottardo (Biosfera fiume Ticino) e al piano di Magadino, trova ampio riscontro. Tenuto inoltre in considerazione l’intenzione di istituzione del parco regionale d’importanza nazionale del Camoghè (vedi documento), idea legittimata anche nel piano direttore cantonale (vedi scheda) ormai in stand-by da diversi anni, ma che si prefigge di includere territori fino al Passo dello Spluga (tra Grigioni e alta val Chiavenna), quanto detto della possibile espansione parchista fino all’Engadina, via Val Bregaglia o Valtellina, sembra ora una visione attuabile e il quadro si fa quindi vieppiù completo.

In considerazione della già alta densità di parchi su suolo francese e nell’arco alpino orientale (aree viola nella mappa), questa congiunzione del settore centrale rappresenta l’anello mancante per portare a compimento a lungo termine la visione del grande parco alpino.

Restano da valutare le possibili implicazioni con i fumosi progetti Interreg e dei finanziamenti transfrontalieri. Una cosa pare ovvia da subito, come hanno dichiarato i responsabili del Parco del Ticino, uno dei loro obiettivi di questa espansione è: renderci più competitivi nell’ottenere finanziamenti europei.

Una caratteristica che apparentemente accomuna tutti i personaggi che ruotano attorno all’ideologia parchista.

 

– Domanda G1: siamo sicuri che ora tutti hanno ben compreso il chiaro contesto internazionale in cui si stabilisce il progetto PNL. Perché viste le già notevoli spese pubbliche di finanziamento e lungaggini temporali del progetto in questione, tocca a noi divulgare le chiarissime intenzioni di espansione e i collegamenti internazionali, non c’era tempo sufficiente per promulgare nella popolazione locarnese questi aspetti? Dato che non vengono divulgati, forse vengono ritenuti critici? Perché ciò non viene pubblicamente spiegato dai fautori del PNL?

– Domanda G2: quanto detto in G1 trova riscontro nella più o meno segretezza di questi progetti a lungo termine, vengono tenuti volutamente in secondo piano, questo secondo noi per non incutere timore nella popolazione in vista della votazione per il PNL. Ci stiamo sbagliando?

– Domanda G3: se tutto l’arco alpino si dissemina di 400 aree protette, 87 parchi regionali, 13 riserve biosfere, 3 riserve geologiche, 4 patrimoni mondiali naturali dell’UNESCO, 288 riserve naturali e 13 parchi nazionali (dati alparc), senza calcolare i progetti in attuazione, quale vantaggio concreto si ottiene istituendo un marchio nel locarnese che ormai hanno cani e porci e che deve competere con circa mille zone di protezione nelle alpi?

– Domanda G4: non è forse ora di distinguersi dalla massa con nuove idee più fiche e meno restrittive dato che attualmente “fare parco” è molto trendy ma in realtà è una moda e come tale passerà presto a qualcosa di più aggiornato, oltre al fatto di averci fracassato le meningi in questi ultimi quindici anni con il progetto di PNL?