I divieti e le multe nel parco

Ogni parco che nasce ed è improntato sul contenimento/restrizione delle attività umane, considerate a torto dal settore ultra-conservativo ambientale (WWF, Pro Natura, …) incompatibili con il promovimento di biodiversità, porta con se divieti e restrizioni, limitazioni delle libertà personali. Questi sono aspetti imposti per giustificare la concessione e lo sfruttamento di un marchio commerciale.

Detto in parole povere: si ripartiscono gli svantaggi a molte persone e si concentrano i vantaggi a pochi eletti.

Siano queste restrizioni imposte ai visitatori e ai residenti tramite questa e quella legge (LPN, Ordinanza parchi, etc..), oppure attraverso il regolamento di applicazione del parco, questi aspetti restrittivi vengono volutamente posti in secondo piano in fase di presentazione pubblica per sbilanciare l’opinione personale e decisionale di chi si trova ad approvare o respingere il progetto alle urne, un vero e proprio tentativo per sminuire questi aspetti, per far dimenticare che sarà poi la stessa persona votante ad essere confrontata con questi nuovi ed ulteriori elementi restrittivi. Va riconosciuto che qualora il progetto di parco venisse approvato, le restrizioni saranno a carico della collettività in seduta stante, saranno da subito elementi contenitivi della fruizione naturale del territorio.

Ad esempio passeggiare liberamente col proprio cane in montagna, raccogliere bacche e castagne, funghi e pigne, scoprire i boschi e il territorio al di fuori dei sentieri segnalati, rinfrescarsi in un ruscello dopo una lunga escursione estiva, saranno attività non più permesse nei 61 km quadrati delle zone nucleo (da tenere presente inoltre la futura espansione del parco già decisa, approvata e ricercata anche dalle autorità) e secondo i fautori del progetto, attività che da sempre costituiscono parte del vivere in natura ma che tranquillamente sono sacrificabili sull’altare del promovimento parchista e che di fatto fanno parte della salami-taktik che già abbiamo avuto modo di spiegare.

Gli aspetti definiti “positivi” del parco verranno invece diluiti e spartiti in fedeli cerchie di simpatie, come già avviene oggi in fase progettuale, lo stesso capiterà in ugual misura dopo, dove le collaborazioni vengono decise perlopiù in forma sconosciuta ma che tranquillamente possiamo definire “amichevole”. La mancanza di bandi di concorso sul sito del progetto PNL per mandati e assunzioni in seno all’ente e il “casuale” coinvolgimento di persone legate a cariche pubbliche o a individui con interessi e ricadute dirette nel progetto, non fanno che avvalorare la nostra tesi. Semmai queste ricadute ci saranno, per i residenti delle zone periferiche (che sono i veri destinatari delle restrizioni, perché vivono appieno il territorio e non solo come passatempo domenicale) rappresentano uno specchietto per le allodole: dalla nostra analisi del piano finanziario i reali beneficiari di questo progetto risiedono, ma soprattutto lavorano, sotto i 300 m di altitudine, ovvero non nelle zone segnatamente toccate dal parco. È utopico per esempio attendersi tangibili riscontri positivi e di rinascita a Borgnone, Vergeletto o Bosco Gurin, semmai questi saranno un puro intervento di “cosmetica e lifting” per l’appeal del polo turistico urbano. D’altronde, chi lavora e progetta questo parco, e su cui lucra da anni, si è ben guardato di trasferire la propria attività nei paesi appena citati o anche solo nel “cuore” del PNL, per avvalorare la propria convinzione nel progetto, come è ridicolo pensare che i posti letto del locarnese (che sono buona parte degli interessi in gioco e motivo primario di incitamento parchista regionale) verranno trasferiti dalle “assolate sponde con reminiscenze mediterranee” (cit. R. Venziani) del polo turistico Ascona-Tenero alle rudi pendici montane del PNL.

 

 

L’ordinanza federale sui parchi sancisce espressamente questi divieti imposti per le zone nucleo:

  • Sarà vietato uscire dai sentieri
  • Sarà vietato uscire dagli itinerari indicati
  • Sarà vietato introdurre animali
  • Sarà vietato accedere con veicoli di qualsiasi tipo (biciclette incluse)
  • Sarà vietato il decollo e l’atterraggio di aeromobili civili
  • Sarà vietato realizzare costruzioni e impianti
  • Sarà vietato procedere a modifiche della configurazione del terreno
  • Sarà vietato utilizzare il terreno a scopi agricoli
  • Sarà vietato utilizzare il terreno a scopi forestali
  • Sarà vietato far pascolare bestiame
  • Sarà vietato praticare la pesca
  • Sarà vietato praticare la caccia
  • Sarà vietato raccogliere pietre, minerali, fossili
  • Sarà vietato raccogliere piante, e fiori
  • Sarà vietato raccogliere funghi e catturare animali.

Fanno stato pure i divieti aggiunti in sede di regolamento del parco e le restrizioni indirette derivate dai divieti citati:

  • Sarà vietato l’utilizzo di droni
  • Sarà vietato il bivacco
  • Sarà vietato accendere fuochi
  • Sarà vietato rinfrescarsi nei ruscelli
  • Sarà vietato raccogliere al suolo legna da ardere
  • Sarà vietato ai possessori di rustici nelle zone nucleo slegare i cani all’esterno dello stabile, questi dovranno continuamente essere tenuti legati

 

Saranno tenute in considerazione alcune limitate eccezioni per sentieri di attraversamento, pascolo su superfici tradizionali e delimitate, caccia per regolazione del cinghiale, per scopi di polizia e interventi di soccorso, etc.

 

 

 

Come ogni divieto e restrizione imposta, vi sarà una correlata sanzione pecuniaria, e amministrativa nei casi più gravi. È fuorviante alludere che ciò non accadrà. Come base di riferimento va preso in considerazione l’unico metro di paragone esistente in Svizzera: le multe applicate nel parco nazionale engadinese.

 

 

La mancata esplicitazione e l’inserimento nel piano di gestione di una base sanzionale, indica la volontà da parte dei promotori di portare questa tematica lontano dai sentimenti di accettazione del parco nella popolazione. Una tattica elusiva fine alla sola creazione di consenso. Da noi interpellato, il direttore scientifico si è espresso comunicando che “una lista verrà poi fatta” (non é dato sapere esattamente quando questo avverrà, ed é lecito pensare che non avverrà in tempi brevi), sintomo questo di una volontaria non comunicazione e non certamente frutto di una dimenticanza.