FUSIONE VALLE ROVANA – UN PASSO AVANTI ED UNO INDIETRO

I comuni di Campo Vallemaggia, Linescio, Cerentino e Cevio mettono un paracadute alla fusione. Ci è stato comunicato da alcuni addetti ai lavori che, dopo aver aver preso atto delle intenzioni e delle mire espansionistiche del Progetto parco e del Cantone di riallacciare il territorio PNL di Bosco Gurin attraverso la fusione dei comuni della Valle Rovana, che si sono voluti mettere i puntini sulle “i”. 

A salvaguardia della volontà popolare democraticamente espressasi nel 2009 in merito all’adesione al Progetto parco da parte dei succitati comuni, è stato scritto nel rapporto della commissione di studio che in nessun modo sarà possibile garantire la continuità territoriale utilizzando il suolo dei medesimi. A margine delle affermazioni di Marco Molinari ,che chiede fiducia ad un governo che non intenderebbe coattare, sorge spontanea una domanda. Come può l’UFAM accettare un progetto che de facto non potrà mai essere conforme alle attuali leggi e ordinanze? Nelle riserve che l’UFAM dovrebbe inserire nel preavviso (ricordatevi che lo finalizzerà solo eventualmente dopo il voto) come potrà ora auspicare la necessità di riallacciare il comune di Bosco Gurin?
A scanso di equivoci ricordiamo a tutti che oggi il progetto è carente non solo per i mancanti km2 di superficie, ma anche per continuità e numero di zone centrali che sono oltre il consentito. Anche il fatto stesso che il territorio di Bosco Gurin è un exclave di per sé vietata dall’Ordinanza, dimostra che un’eventuale accettazzione potrebbe avvenire solo con riserve.

In conclusione di questa breve nota, non possiamo esimerci dal deplorare nuovamente certi sistemi e tecniche a lungo termine per eludere passaggi che dovrebbero essere il fulcro della democrazia del nostro paese. Il Progetto del parco è iniziato con carenze, negligenze ed ingerenze. La sua attuazione non può di certo portare ad esiti positivi per la popolazione, se partiamo dal presupposto che si chiede di concedere fiducia a chi si è comportato in maniera così poco trasparente e così anti democratica.

Una chiaccherata con Sandro Rusconi

Il professor Sandro Rusconi è uno dei più eminenti membri dell’Associazione NO al Parco. Il suo parere è tanto più autorevole in quanto supportato da un’eccezionale preparazione ed esperienza professionale. Ne riportiamo qui di seguito un sommario curriculum vitae, estratto da LinkedIn.ch.

Nato nel 1952 a Locarno. Maestro di scuola elementare dal 1972 al 1974. Studi di biologia molecolare all’Università di Zurigo (1975-1979), tesi di diploma “Caratterizzazione di varianti di geni istogeni nel riccio di mare P. Miliaris”, supervisione Max Birnstiel. PhD in biologia molecolare UNI ZH (1979-82), tesi di laurea “Trasformazione di vertebrati via trasferimento di geni”, supervisore Walter Schaffner. Post-dottorato UNI ZH 1982-84. Post-dottorato UCSF San Francisco (1984-86), team di ricerca Keith Yamamoto, clonazione del recettore dei glucocorticoidi. Ricercatore principale e libero docente UNI ZH di biologia molecolare (1987-1993). Professore di biochimica all’università di Friborgo (1994-2007). Ha diretto il Programma nazionale svizzero NFP 37 Terapia genica somatica (1995-2001). Capo Divisione della cultura e degli studi universitari del canton Ticino dal 2005 fino al pensionamento nel 2017.

 

In questi ultimi mesi si è impegnato molto all’interno dell’Associazione No Al Parco. Visto che non è residente nel locarnese, ci può spiegare come ha deciso di contribuire agli sforzi di questa associazione?

In effetti ero già fortemente critico sul progetto Parc Adula, ma ho dovuto mordere il freno per dovere di lealtà nei confronti mio datore di lavoro, il Cantone, che appoggiava massicciamente anche quel progetto. Al momento del mio pensionamento ho comunicato ai Consiglieri di Stato che non avrei però lesinato sforzi per combattere il progetto PNL per coerenza con le mie convinzioni scientifiche e anche filosofiche nonché le mie origini schiettamente rurali. Mi sono messo sulle tracce di un comitato di contrari ed ho spontaneamente offerto la mia disponibilità all’Associazione nel mese di agosto 2017.

Immaginiamo che la battaglia contro il PNL non sia l’unica attività dopo il suo pensionamento dalla carica di capo divisione per gli affari universitari e culturali del cantone.

In effetti dopo il pensionamento ho mantenuto alcuni impegni nei consigli di fondazioni che si occupano di ricerca e formazione nel campo biomedico e altre si propongono di sostenere persone e famiglie colpite da malattie genetiche rare. In quest’ultimo settore si prospetta un periodo di accesi conflitti con le multinazionali della farmacologia che stanno acquistando le nuove terapie sviluppate da alcune coraggiose start-up per rivenderle a prezzi esorbitanti. Essendomi occupato per molti anni dei progressi della terapia genica mi sono buttato con grande impegno in questa mischia, sempre con l’intento di difendere gli interessi dei più deboli, cioè dei pazienti e delle loro famiglie.

In qualche articolo di stampa si sono contestati alcuni elementi del suo curricolo e si è fortemente criticato il fatto che un “estraneo” si immischiasse negli affari del Locarnese. Come si posizione davanti a queste critiche?

I travisamenti al mio curricolo sono opera qualche personaggio che non ha capito che la mia formazione e la mia carriera universitaria è sempre stata come biologo, per la precisione biologo molecolare. È stato addirittura affermato che io sarei colluso con delle aziende biotecnologiche, quando di fatto ho combattuto fieramente (e l’ho persino spuntata) contro gli appetiti e le mire di alcuni gruppi di gigantesco potere come Novartis e come Interpharma. Le mie origini sono orgogliosamente locarnesi. Sono nato e cresciuto sulla montagna sovrastante Locarno. La mia famiglia è di origini contadine. Mio padre aveva le mucche e nostra madre gestiva il piccolo albergo costruito personalmente da mio padre. Ho frequentato la scuola magistrale e ho insegnato per due anni alle scuole elementari. Anche durante gli studi universitari sono sempre ritornato regolarmente nel Locarnese a svolgere diverse attività sportive e culturali. Le vicende della vita mi hanno portato fuori cantone per oltre 30 anni e ad abitare nel paese di origine della consorte nel Malcantone dopo il rientro nel 2005. Quindi non credo che l’epiteto di “estraneo” sia appropriato.

Lei non ha però ribattuto pubblicamente a queste affermazioni miranti a screditare il suo ruolo e le sue intenzioni, perché?

Ho un carattere relativamente mite e confido nel fatto che la verità alla fine emerge sempre. Poi bisogna dire che le persone che hanno proferito questi apprezzamenti, così come le loro illazioni, sono di piccolo calibro e ribattere sarebbe stato fin troppo facile. Ritengo interessante far notare che i due sindaci che hanno tuonato con voce da tribuno nei miei confronti sono i medesimi che non hanno osato proporre un dibattito pubblico nel loro comune, dimostrando una pusillanimità che non necessita di ulteriori commenti. Non reputo perciò necessario sprecare energia che può essere spesa meglio in altri modi. Sarebbe un po’ come sparare a dei passerotti con un cannone: munizioni sprecate.

Le critiche fondamentali sul progetto PNL sono mirate sulle famose zone centrali (elemento obbligatorio per un parco nazionale) che lei definisce inutili e dannose. Può spiegare meglio?

Le parole “inutile” e “dannoso” erano già state coniate dall’Associazione prima della mia aggregazione. Sono perfettamente applicabili alle zone centrali poiché sul territorio del Sopraceneri abbiamo almeno 450 km2 di zone difficilmente accessibili dove il libero sviluppo della natura è già oggi garantito dalla morfologia del terreno. Sul territorio previsto per il PNL ho contato ben 75km2 di superfici con tali caratteristiche. Non c’è alcun bisogno di ritagliare i famosi 61 km2 di zone centrali artificiali la cui metà include territori pregiati che non meritano la condanna all’abbandono perenne. Le zone centrali, con i loro divieti che ad alcuni appaiono come assolutamente banali mentre per altri sono un affronto inaccettabile, sono il vero nodo attorno al quale si è coagulata la discordia insanabile fra due categorie inconciliabili di mentalità: quella urbanizzata e quella rurale.

Inoltre, le zone centrali sono dannose perché la preclusione di accesso alle attività umane favorisce l’insediamento e la propagazione di piante e animali nocivi senza avere la possibilità di contrastare efficacemente queste minacce.

Può elaborare meglio per i nostri lettori la questione delle specie invasive?

Le specie invasive alloctone (provenienti da altri paesi) sono un problema grave e riconosciuto anche da Pro Natura che ha prodotto ben due mirabili studi al riguardo. Alcune di queste sono una minaccia per la biodiversità perché non hanno nemici naturali e si diffondono con grande vigore (vedi Pueraria lobata o il poligono del Giappone). Altre specie sono dannose anche per la salute di persone e animali (vedi Panace di Mantegazzi, Ambrosia artemisifolia, eccetera). Sono una quarantina le specie con queste caratteristiche registrate nel nostro paese e ogni anno l’elenco deve venire aggiornato. In analogia a queste neofite si assiste anche a alla presenza di specie animali invasive e nocive (come esempio noto ai più potremmo mettere il Cinipede del castagno). Alcune di queste (specialmente roditori, chirotteri e altri) sono portatori di malattie pericolose ritrasmesse dalle loro zecche, e rappresentano una seria minaccia per la salute umana e animale. Considero un atteggiamento totalmente irresponsabile sottovalutare la pericolosità delle specie alloctone animali o vegetali. Per questa ragione mi ero indignato nel costatare che la problematica fosse elencata solamente come un epifenomeno di interesse scientifico nella versione di Carta del Parco dell’autunno 2017. Nella versione finale 2018 i progettisti hanno dedicato una mezza paginetta alla problematica, affermando che tutto sarebbe sotto controllo. Sono esternazioni in contrasto con tutti i principi deontologici e mi meraviglia molto il silenzio complice di Pro Natura su questa palese negligenza.

Un altro punto fortemente criticato è l’atteggiamento dell’Ufficio federale per l’ambiente e il ruolo di organizzazioni internazionali. Potrebbe riassumere i termini di questo che sembra un vero e proprio complotto?

Nei trent’anni passati nella ricerca ho imparato a non lasciarmi ingannare dalle apparenze e questo mi ha spinto a leggere attentamente tutta la documentazione che fosse pertinente con il progetto PNL. Ho scoperto assieme ai colleghi dell’associazione l’importanza e l’influenza degli accordi internazionali (vedi accordi di Parigi sui gas serra, convenzione delle Alpi, attività della piattaforma WISO [grandi predatori], della fondazione KORA, eccetera). La conclusione è che i parchi nazionali vengono propugnati per soddisfare le politiche di allontanamento delle popolazioni dalle zone rurali per riconsegnarle al libero sviluppo della natura. Un proposito che nessuno di noi (inclusi i favorevoli al PNL) si sentirebbe di sottoscrivere. Ciononostante, queste visioni fondamentaliste si sono insediate anche negli uffici federali e la loro implementazione viene perseguita in maniera sottile ma tenace. Il progetto PNL è l’ultimo rimasto nella cartucciera dell’UFAM e questa è la vera ragione per la quale quest’ultimo si è fatto in quattro per assecondare tutte le richieste, anche quelle che andavano contro la legge e l’ordinanza, pur di permettere di fare partire questo progetto da ultima spiaggia.

Rimane infine un altro punto critico da voi rilevato nelle modalità di utilizzo dei generosi fondi pubblici che giungerebbero grazie a questo progetto. Non credete che il PNL porterà benessere e lavoro nelle valli discoste?

2/3 dei 150 progetti sono dei micro-interventi che hanno solo l’effetto di aumentare l’impressione di Club mediterranée. Una trentina di questi progetti non ha ricevuto nemmeno un centesimo ma unicamente consulenze, un’altra trentina ha ricevuto soldi non dal PNL ma attraverso una piattaforma di crowdfunding che (sorpresa – sorpresa) appartiene all’ERSLV. Ad oggi non siamo riusciti a ottenere l’ombra di un elenco di appalti o concorsi pubblici indetti dal progetto PNL (che ha speso più di 12 milioni negli ultimi 10 anni).

Uno sguardo al preventivo permette poi di costatare che 3/4 del budget verranno spesi dalla “macchina parco” e se produrranno un indotto lo faranno nelle zone di pianura, addirittura fuori perimetro. Per contro, le valli, che dovrebbero sacrificare la sovranità del proprio territorio, riceverebbero solamente le briciole. Questa asimmetria dei benefici ha tutto il colore di una beffa aggiunta al danno.

Chi sono quindi secondo voi i veri propugnatori di questo progetto e quali sarebbero i loro obiettivi?

Come abbiamo accennato sopra, i veri direttori d’orchestra sono la IUCN e il suo emissario elvetico Pro Natura. In seguito possiamo contare i fondamentalisti infiltratisi nell’UFAM e magari anche uno o due dei progettisti del Parco, che sono pienamente consapevoli di questo disegno anche se non lo ammetteranno mai, nemmeno sotto tortura.

Quali sono stati quindi gli errori strategici fondamentali di questo progetto?

Il PNL ha speso una dozzina di milioni in studi scientifici, economici, urbanistici, di mobilità eccetera, ma ha dimenticato di commissionare uno studio antropologico che misurasse il grado di refrattarietà ai divieti che verrebbero imposti nelle zone centrali. Un simile studio, se condotto seriamente, avrebbe rivelato quanto forte sia l’indignazione per queste proposte di divieto e avrebbe forse consigliato ai progettisti di adottare un modello di parco naturale regionale, che non comporta l’istituzione di zone centrali. I progettisti sono rimasti morbosamente attaccati al progetto di parco nazionale non solo per testardaggine ma soprattutto per avidità dei maggiori sussidi percepibili da Berna.

Finora abbiamo passato in rassegna solo punti critici, lei vede almeno un punto positivo in questo progetto?

Di obiettivi condivisibili ce ne sono moltissimi. Anche i contrari sono in favore della tutela della natura, della biodiversità e del promovimento economico delle valli. Il valore maggiore di questo progetto è certamente quello federativo, cioè la capacità di far confluire gli sforzi verso uno scopo comune e sotto un progetto condiviso. Purtroppo i progettisti hanno adottato il modello sbagliato. Se avessero avuto l’accortezza di proporre un modello di parco naturale regionale (che non implica l’istituzione di zone centrali) , non avrebbero dovuto confrontarsi con questa fiera opposizione e molti altri comuni avrebbero aderito con entusiasmo. Tutti gli obiettivi prefissati da questo PNL sarebbero ugualmente raggiungibili con un modello di parco regionale. Non per niente in tutte le altre regioni svizzere si è optato sistematicamente per questo tipo di parco.

Come giudica i toni che stanno caratterizzando questa campagna?

Deplorevoli. Manifestare contrarietà a un progetto sostenuto da tutte le élites politiche diventa facilmente una specie di reato d’opinione, e noi ci siamo trovati esattamente in questa situazione. Quindi gli improperi e le accuse ingiustificate nei nostri confronti sono stati reputati pienamente accettabili, mentre quando abbiamo alzato la voce per l’indignazione ogni volta che scoprivamo un intrallazzo, siamo stati tacciati di maleducazione e di sfiducia nelle istituzioni. Farei notare come l’Associazione si sia sempre pubblicamente distanziata da atteggiamenti maleducati generati dall’eccesso di zelo dei propri sostenitori. Non mi risulta che le associazioni che radunano i fautori del parco si siano invece degnate di tanto. Così sono passate sotto la loro silenziosa e bonaria approvazione anche i vandalismi, le minacce fisiche e i tentativi di querela o di mettere a repentaglio il futuro professionale di alcuni dei nostri sostenitori.

Ci sono aspetti positivi in questa campagna?

Grazie a questa attività ho conosciuto persone assolutamente squisite, di grande intelligenza e di grande senso civico. La piccola squadra mi ha accolto con grande calore e ha sempre continuato a lavorare senza che vi fossero gerarchie o timori riverenziali, ognuno secondo le proprie forze e capacità. Tutti i testi che abbiamo proposto sono sempre stati riletti discussi e corretti da altri, e questa è probabilmente la ragione per la quale sono risultati particolarmente efficaci. Non saprei davvero trovare le parole giuste per ringraziare della schietta amicizia quei giovani capitani coraggiosi. Qualsiasi sia l’esito di questa votazione, i memorabili momenti di soddisfazione o di abbattimento che abbiamo passato assieme rimarranno indelebilmente impressi. Il mio plauso e il mio affetto vanno quindi a loro.

Fonte: ilpaese.ch

DAVIDE CONTRO GOLIA

Articolo inviato 10 giorni fa ai giornali e mai pubblicato.

 

Uno sparuto gruppetto di giovani, alcuni padri di famiglia , un paio di persone motivate e con esperienza e quattro soldi in tasca. È Davide che sfida Golia.
Sono preoccupato. La spaccatura nelle Valli , nelle Terre di Pedemonte e a Brissago è ormai evidente e acuta, tutto si giocherà nelle urne il 10 giugno, forse con pochi voti di scarto. Comunque vada, non ci saranno vincitori ma solo vinti .

Sono preoccupato. Parco dal basso, democratico, voto di cuore e non di pancia…. solo tante belle parole.
Il Patriziato di Ronco S/Ascona ha deciso di non più aderire al Progetto di Parco Nazionale, una posizione presa a suo tempo anche dal Patriziato di Brissago (a tuttora senza un riscontro ufficiale da parte del Comune e del Cantone). La stessa cosa è avvenuta anche in altri patriziati dove i Patrizi non hanno avuto la possibilità di pronunciarsi.

La Voce Onsernonese, da sempre fiore all`occhiello della Valle e punto di riferimento oggettivo e pacato per tutti i Vallerani, in questa occasione ha peccato di imparzialità. Un’ edizione straordinaria con piu` di 10 pagine a favore del Parco senza aver lasciato nemmeno uno spazio minimo alla controparte, ai non pochi onsernonesi critici nei confronti del Progetto Parco. Una linea editoriale non condivisibile e preoccupante. Di ben altro spessore la Rivista di Locarno, obiettiva e imparziale.

Sono preoccupato: una Carta del Parco” definitiva”, ma modificata quando alcuni cittadini stanno già votando per corrispondenza.
Sono preoccupato perché, con un si, andremo a convalidare anche un’ “intesa” tra Berna ( UFAM) e Roma (MATTM) per una futura collaborazione senza conoscerne il testo e le condizioni definitive (perché ancora non ci sono?), ma di sicuro con implicazioni dell`UE per via degli obblighi derivanti dall`appartenenza della Repubblica Italiana all`Unione Europea. Nell’ intesa si parla della Riserva naturale della Valle dei Bagni , ma come può una riserva completare un Parco con degli statuti completamente diversi?

Sono preoccupato perché, alla prova dei fatti, mi chiedo senza trovare una risposta, quanti posti di lavoro andranno ai giovani dell’Onsernone e delle Centovalli se la Casa del Parco venisse a trovarsi (come si prevede) a Losone? Nel Parco dell’Engadina ci sono voluti oltre sessant`anni per creare alcuni posti di lavoro in più degli amministratori e dei Guardiaparco, per la maggior parte si tratta di persone impiegate temporaneamente per studi scientifici che potrebbero venir svolti anche senza Parco.

Se il Parco Nazionale fosse veramente come viene dipinto nei video e nei cartelloni pubblicitari dai promotori, non credete che il comune di Zernez (il 65 % della superficie del Parco si trova in questo comune) avrebbe accettato un ampliamento della zona Parco invece di bocciarlo?

Questo è l`ultimo di cinque progetti di Parco Nazionale, tutti respinti. L`ultimo, quello del Parc Adula, rifiutato in votazione popolare meno di due anni fa. Sia Berna che Pro Natura ne sono coscienti e stanno facendo di tutto per evitare che lo stesso scenario si ripeti anche per il Progetto Parco del Locarnese.
Siamo tutti retrogradi e egoisti o vi è altro? A tutte queste domande poche risposte, o vaghe, molti , troppi condizionali e nessuna assicurazione. Una certezza la troviamo per contro negli accordi di Parigi, Kyoto e nella convenzione delle Alpi. Infatti, con la sua ratifica, diventa effettivo l`obiettivo della Svizzera di ridurre del 50% le proprie emissioni di CO2 entro il 2030. Questo sarebbe di per se un bene, se non fosse che si potrà raggiungere questo obiettivo quasi solamente con l`attuazione di Parchi Nazionali e transfrontalieri con immaginabili ampliamenti nel corso degli anni.

Zone sempre più chiuse e lasciate a se stesse, dove la natura potrà seguire il suo corso e con i grandi predatori che prenderanno possesso del territorio. Un territorio che, gioco forza, sarà sempre meno antropizzato.

Ecco perché questa prospettiva mi preoccupa, e dovrebbe preoccupare anche coloro che hanno portato avanti questo progetto (oltre 10 anni e milioni di franchi spesi) senza riuscire a spiegare e a dibattere per alla fine accompagnare e portare tutta la popolazione alle urne con un voto sereno, trasparente e cosciente. Oltre il danno la beffa perché con tutti i soldi a disposizione in questi anni , non passasse il progetto, nelle nostre Valli non resterebbe nulla di tangibile e concreto; tutto ciò ha contribuito all’instaurarsi di un clima deleterio anche nella mia valle.

 

Stephan Chiesa, abitante di Loco.

ERS Locarnese e Valli – LA TRASPARENZA DI UNA PIETRA

A ormai due settimane dalla declamazione pubblica della direzione dell’ERS durante il dibattito pubblico sul tema parco di Brissago, non vi è uno straccio di lista o di pubblicazione degli appalti o dei concorsi inerenti il progetto parco nazionale del locarnese. Di fatto, per salvare le apparenze in un frangente tanto delicato quanto imbarazzante, furono pronunciate testuali parole da parte di un funzionario “venga nel mio ufficio domani mattina che le faccio vedere tutto quello che vuole”.

Ora, sebbene i dettagli sulla vicenda che ha visto effettivamente un privato cittadino presentarsi l’indomani negli uffici di Locarno non siano noti, abbiamo la certezza che di documenti e giustificativi non ne sono stati presentati. Di conseguenza, la nostra domanda è: state ricostruendo un disordine amministrativo cronico o si temporeggia per non rivelare quello che ormai è chiaro a tutti, oppure e peggio ancora, state allestendo una lista di concorsi fittizi?

Quanto scommettiamo che una larga maggioranza delle opere di consulenza, delle assunzioni e dei lavori appaltati dall’ente parco è stata forgiata in maniera da non dover indire un bando? Quanti concorsi sono stati indetti su invito e, se del caso, sono stati invitati i soliti noti? Saremo pure complottisti, ma a pensar male ci abbiamo sempre azzeccato! Vedi questioni riguardanti UFAM, le restrizioni in zona periferica, le commissioni edilizie, il progetto venuto dall’alto, le mire espansionistiche eccetera….

Nella legge sulla trasparenza l’art. 2 cap. e) afferma che soggiaciono alla medesima anche “organi e servizi di altri enti e corporazioni di diritto pubblico, di società private a partecipazione statale maggioritaria e di altri organismi incaricati di compiti d’interesse pubblico.” Quindi rientra de facto in queste categorie anche il progetto parco, che a denti stretti ha confermato di essere un ente autonomo subordinato all’ERS Locarnese e Valli. Di principio la legge prevede all’art. 5 che l’informazione debba essere chiara e rapida e che le informazioni di interesse generale o ritenute importanti vengano diffuse tramite le pagine Internet degli organi e delle autorità previsti dall’art. 2 cpv. 1.

Orbene, perché tutto questo alone di mistero attorno ai conti PUBBLICI dell’ente che dovrebbe incondizionatamente aiutare al rilancio e sviluppo le nostre valli? Ma chi è a favore del progetto parco anche solo per puri motivi ideologici non si pone le stesse domande? Non si arrischia di intaccare la credibilità di un ente che dovrebbe essere superpartes con il sospetto di abitudini clientelistiche, visto che tutto sembra essere deciso e compiuto intramuros? La legge prevede (art. 9, capoversi 1 e 2) che ogni persona ha il diritto di consultare i documenti ufficiali e di ottenere informazioni sul loro contenuto da parte delle autorità e che essa può consultare i documenti ufficiali sul posto oppure ottenerne copia. Un diritto all’invio di copie è riconosciuto se l’onere amministrativo non è sproporzionato e se la persona interessata ne assume i costi. Dunque, cosa c’è di non chiaro alla direzione dell’ERS per far sì che continui a tergiversare fornendo una mezza rispostina ogni settimana?

L’auto-proclamato ente parco si propone con aggettivi di democraticità e legalità. Sebbene l’azione dei contrari sia stata giudicata come aggressiva e blasfema, questi hanno ampiamente dimostrato che vi sono incongruenze che non possono essere ignorate che hanno minato dapprima la coesione popolare e poi la credibilità di un progetto che mette le mani nelle nostre tasche e decide arbitrariamente cosa fare dei nostri contributi. Soprattutto le nostre valli, descritte come “povere” da parte di chi ne proclama la possibile rinascita, hanno bisogno di ben altro che l’ennesima lunga mano che distribuisce alla cerchia nobiliare di sostenitori.

Per concludere, se il parco è un ente autonomo, perché risponde Gabriele Bianchi che è dell’ERS? Chi è il responsabile dell’informazione di questo ente che dovrebbe rendere pubbliche e consultabili le cifre relative alla voragine che ha inghiottito oltre 12 milioni in poco meno di un decennio?

Ma soprattutto, visto e considerato che l’autorità ci chiede fiducia: cosa si sta aspettando per intervenire?

INTERVISTA A GLAUCO CUGINI – Un progetto insensato

Intervista a cura di Cindy Fogliani

 

Un progetto insensato

Glauco Cugini è autore della guida d’arrampicata Ticino e Moesano edita dal Club Alpino Svizzero, del libro fotografico Locarno, Onsernone e Centovalli, scalatore sportivo e apritore di vie d’arrampicata anche nella regione toccata dal progettato Parco Nazionale del Locarnese. Originario di Losone, oggi vive con la famiglia a Bellinzona. Si sente toccato dal Parco Nazionale del Locarnese soprattutto in qualità di arrampicatore e come autore.

Lei ha collaborato con il Parco e ne aveva un’opinione favorevole. Cosa l’ha portata a cambiare idea?

La mia posizione riguardo il Parco nazionale si è modificata in due tappe. La prima è stata proprio quando, collaborando come fotografo, ho compreso che il parco non era un progetto volto a favorire la natura ma l’economia (allettata dai milioni stanziati) e mi è parsa una manovra ipocrita. La seconda è stata quando diverse aree di arrampicata, talune anche molto frequentate, sono state inserite nella zona centrale del parco che si auto definisce di nuova generazione. Lo ritengo ingiusto e un controsenso.

Una deroga consente però l’arrampicata anche in questi settori.

È vero, ma si tratta di una deroga molto generica che non entra nel merito, ad esempio, dell’apertura di nuove vie, di lavori di pulizia e di mantenimento degli itinerari e degli accessi esistenti. A queste quote e latitudini spesso capita di dover tenere a bada l’avanzare della vegetazione. Sarà possibile in zona centrale? Alcuni itinerari di accesso e discesa, inoltre, sono ben definiti sulle mappe del parco ma in realtà, sul terreno, non vi è una traccia segnalata. Sarà possibile attenersi scrupolosamente ad essi, come richiede il regolamento del parco? E si potranno se necessario modificare?

Solitamente, in mancanza di disposizioni legali, vige la libertà d’azione.

Di questo non sono convinto. Credo che tutto dipenderà da come i gestori del parco vorranno interpretare la deroga. Oggi la popolazione può ancora dire la sua ma poi, per almeno dieci anni, sarà l’Ente parco a decidere. Immaginiamo, ad esempio, che un qualche uccello nidifichi in parete è facile che, trovandosi in zona centrale, se ne predisponga la chiusura immediata.

Non può valere la pena sacrificare qualche via di arrampicata in cambio di un parco nazionale suscettibile di dare slancio economico alla regione?

Quello che lei definisce “qualche via” è in realtà il frutto di molta passione, lavoro e denaro. Partendo dal presupposto che il progetto è volto a creare turismo e indotto economico mi pare un’assurdità limitare un’attività che da decenni è radicata nel territorio e attira in zona numerosi appassionati. Sono un estimatore di parchi nazionali, ho arrampicato con grande soddisfazione in numerosi parchi e riserve in Europa, Africa, Stati Uniti e Australia dove non vigono tutte le restrizioni alla libertà di movimento che regolano il parco in progetto nel Locarnese. In questo progetto si parla di parco di nuova generazione ma il regolamento delle zone centrali non si scosta molto da quello del Parco nazionale Svizzero, che ora chiamano riserva.

Se togliessimo i settori d’arrampicata dalla zona centrale sarebbe più magnanimo verso il progetto?

In questo progetto la zona centrale è critica in due sensi. Il primo è che limita la libertà di movimento non per fini di protezione della natura, che nella regione sta già oggi molto bene, ma per favorire una ristretta e selezionata parte dell’economia del fondovalle. Una specie di tributo che bisogna pagare seppur appaia come una contraddizione. Da una parte, infatti, si vuole aumentare il numero di visitatori, dall’altra si limitano attività di richiamo turistico. Il secondo è che la regione è piccola e fortemente antropizzata, lo si vede bene guardando le mappe del parco che la zona centrale è scomoda per tutti; che non si sa dove piazzarla. È per questo che include zone di arrampicata, che non hanno avuto un forte gruppo di interesse a loro difesa, ed è completamente frammentata. Il caso di Arcegno, sito di arrampicata molto apprezzato anche dai confederati è emblematico: la zona centrale si trova di fianco alla strada e include un’area molto frequentata da arrampicatori, ciclisti, famiglie, in cui si usa fare pic-nic, raccogliere castagne e lasciare scorrazzare il cane. Per rispondere alla domanda: sarei più magnanimo se non ci fosse una zona centrale. Per me è chiaro che gli intenti del progetto e la tipologia di territorio si accordano con un parco regionale e non un parco nazionale così come è concepito in Svizzera; inoltre sono convinto che queste regioni andranno avanti benissimo, come fatto sino ad ora, anche senza un sedicente Parco Nazionale.

 

Migliaia di franchi spesi per un video in stile Mulino Bianco, per poi sbagliare lo stemma comunale di Onsernone… riflette l’accuratezza del progetto ed il modo in cui sono stati spesi i soldi del contribuente…🍪

Ecco la decisione municipale per l’adozione del nuovo stemma: MM Stemma nuovo 12.4.2018

COMUNICATO STAMPA – Il patriziato di Ronco s/Ascona abbandona il progetto

COMUNICATO STAMPA – ASSOCIAZIONE NO AL PARCO NAZIONALE DEL LOCARNESE L’associazione No al Parco Nazionale del Locarnese ha preso atto della decisione del Patriziato di Ronco S/Ascona di non aderire al progetto di Parco nazionale del Locarnese. Questa notizia non fa altro che alimentare i sospetti profusi durante la fase di consultazione nella quale si … Leggi tutto